BREMBATE DI SOPRA, 02 FEBBRAIO – Investigatori nominati, ipotesi sbagliate, migliaia di dna non corrispondenti. Un quadretto poco piacevole per l’indagine di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa a Brembate di Sopra e ritrovata uccisa lo scorso febbraio. Ora scendono in campo anche le autorità politiche locali, perchè questo caso mediatico, ha coinvolto risorse e persone, come poche indagini finora, e sicuramente è entrata nel cuore di tutti i bergamaschi, come del resto degli italiani.

Ora è il turno di Daniele Belotti, assessore regionale al Territorio e all’Urbanistica , ha promosso una raccolta di firme tra politici per cercare di sostituire il pubblico ministero Letizia Ruggeri o, in alternativa di affiancarle un altro pm nel procedimento relativo alle indagini. La raccolta di firme mira infatti, secondo chi ha preso l’iniziativa, di far collaborare il pm attualmente incaricato con un altro “pm di provata esperienza e capacità“.

“Purtroppo – spiega Belotti – sono stati segnalati anche da diversi esponenti delle forze dell’ordine, troppi errori nel coordinamento delle indagini. So che è una procedura anomala quella di interferire in casi giudiziari, ma questo – ha sottolineato l’assessore – è un episodio drammatico che ha toccato tutti i bergamaschi. Per più di un anno nessuno, nonostante i gravi errori, ha criticato, ma ora di fronte a risultati inesistenti e all’ostracismo nei confronti del perito e del legale incaricato dalla famiglia Gambirasio, è opportuno che qualche rappresentante istituzionale, al di là dei colori politici, sollevi la questione”.

Il documento verrà inviato al ministro della Giustizia Paola Severino, al presidente del Csm, al procuratore generale della Corte di Appello di Brescia e al procuratore aggiunto di Bergamo.

Letizia Leggeri: i motivi della contestazione

Al pm Letizia Leggeri si contesta anche il cattivo coordinamento delle indagini. Nella richiesta fatta da Belotti viene sottolineato anche “l’affrettato dissequestro dell’area in cui è stato ritrovato il corpo, il mancato sequestro e la mancata perquisizione dell’auto e del furgone con cui Mohammed Fikri (operaio del cantiere di Mapello su cui sembra si siano formati i primi sospetti) e i suoi amici si erano imbarcati diretti a Tangeri, il mancato controllo su un centinaio di operai stranieri che lavoravano al cantiere di Mapello, la mancata richiesta di rogatoria internazionale in modo da poter verificare se il telefonino di Yara fosse stato utilizzato all’estero”.

Inoltre denuncia “la mancanza di coordinamento tra le varie forze dell’ordine”, tanto che “diversi dna risulterebbero essere stati raccolti due volte, sia dai carabinieri che dalla polizia”. Visto che “quella di Yara Gambirasio e’ la piu’ grande indagine investigativa, per uomini e risorse messe in campo, dai tempi del terrorismo e dei sequestri di persona, non si puo’ assegnare l’incarico della sua conduzione in base al principio semplicistico che se ne occupa il magistrato di turno al momento della denuncia”. Tanto piu’ che di fronte alla richiesta fatta qualche giorno fa dall’investigatore nominato dalla famiglia Gambirasio di poter accedere agli atti dell’inchiesta “il pm Letizia Ruggeri ha respinto l’istanza, con tre righe tre, appellandosi al ‘segreto d’ufficio'”, un “inspiegabile diniego” che conferma “un basso profilo sia tecnico che morale della dottoressa Ruggeri per un caso di simile rilevanza”.

Tutti motivi che portano ad una sola richiesta: l’inserimento di un’altra persona, evidentemente più competente o che non sottovaluti la questione, sia che si tratti di una sostituzione che di un affiancamento. La speranza dell’assessore, come quella di tutti i cittadini è quella di fare giustizia. La proposta verrà inviata a tutti i sindaci, consiglieri, politici e parlamentari della zona, per la sua diffusione e conoscenza. Perché si possa parlare ancora di Yara, ma di Yara che ha avuto giustizia e che qualcuno paghi per ciò che ha commesso.

Alessandra Scarciglia