TERAMO, 30 DICEMBRE (Bolognatg24) – Mentre l’inchiesta si avvia a conclusione la Procura della Repubblica di Teramo che conduce le indagini sull’omicidio di Melania Rea, non vuole lasciare nulla di intentato per chiarire il quadro nel quale è avvenuto l’atroce delitto. I pm hanno disposto l’acquisizione dell’hard disk del computer di Ludovica, la soldatessa amante del marito di Melania, il caporalmaggiore Salvatore Parolisi. Questi dati non sarebbero mai stati esaminati fino ad oggi. Il computer della Perrone potrebbe nascondere qualcosa? Sino ad oggi agli atti ci sono solo i messaggi e le e-mail recuperate dai computer utilizzati dal caporalmaggiore.

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Intanto, in attesa che rientrino gli ultimi esami del Ris, la procura ha chiesto di poter esaminare le tracce di Dna presente sulla siringa del depistaggio, quella conficcata sul seno della donna. I pm sono convinti che l’autore del depistaggio sia Parolisi: per i magistrati è lui ad aver inciso la svastica sulla coscia della donna ed è lui ad aver sistemato la siringa. Gli inquirenti, inoltre, vogliono anche comparare il Dna trovato su quella siringa con quello scoperto sulle altre siringhe recuperate tra Ripe e San Giacomo, in un posto frequentato dai tossicodipendenti. Ma per il momento gli esami chiesti dalla procura con la formula dell’accertamento irripetibile non potranno essere fatti: la difesa di Parolisi, infatti, ha chiesto di bloccarli riservandosi di chiedere un incidente probatorio proprio su questo punto.

Incastrano invece Parolisi la perizia sul cellulare di Melania e i seguenti esami sui dna e sui capelli ritrovati sul corpo della giovane, ma qualcosa sembra non essere ancora del tutto chiaro.

Intanto il caporalmaggiore ha appena trascorso il suo primo Natale in carcere. Molte sono le lettere ricevute da parenti, conoscenti, amici e perfino sconosciuti che ancora credono nella sua innocenza e cercano di stargli vicino. Ma lui vicino avrebbe voluto la sua piccola Vittoria, che nonostante le disposizioni del giudice abbiano concesso all’uomo di poterla vedere ogni tre settimane, dovrà ancora attendere del tempo prima che ciò sia possibile.

Per consentire alla sorella di Parolisi di portare la bambina a Teramo, infatti, è necessario un provvedimento con cui il giudice tutelare autorizzi la donna a prendere la bambina la mattina e non nelle ore pomeridiane, così come invece disposto dai magistrati del tribunale di minori. I colloqui in carcere, infatti, avvengono solo in mattinata.

Un Natale in carcere, solo. Un Natale per la piccola Vittoria con i nonni che le sono stati sicuramente vicini, ma che lei ha passato senza la sua mamma e anche senza il suo papà.

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Alessandra Scarciglia