CHIETI, 27 DICEMBRE – Diciotto anni lo studente assassino, venti lei la prostituta: forse non si può parlare correttamente di omicidio passionale, ma la possibilità che il giovane studente si fosse in qualche modo invaghito della bionda romena è emersa dall’interrogatorio di stamattina al carcere di Madonna del freddo, a Chieti.Gelosia forse, ma più probabilmente solo una richiesta di affetto che andava oltre il rapporto mercenario. Dal no è nata la lite, che è poi andata crescendo fino alla violenza finale.

E’ stato un interrogatorio sofferto, ha dichiarato il suo avvocato, Marco Femminella che lo difende insieme alla collega Monica D’Amico. Sui motivi che lo hanno spinto ad uccidere, non ha detto molto. Ha raccontato che si conoscevano da una decina di mesi, che c’e’ stata lite.

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«Ma era una delle tante discussioni che avevo con lei», ha confessato il giovane che ancora sotto choc non si rende ben conto di quello che ha fatto. Il racconto degli attimi che hanno preceduto l’assassinio è avvenuto senza incertezze di fronte al Pm Marika Ponziani ed al Gip Paolo Di Geronimo, oltre che davanti agli avvocati difensori Marco Femminella e Monica D’Amico. Una confessione senza scusanti: «ho sbagliato, mi assumo le mie responsabilità», ha detto Luca D’Alessandro che ha raccontato le fasi concitate dello strozzamento come se stesse vivendo un film, quasi vedendolo dall’esterno.

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D’Alessandro resta nel carcere di Chieti, probabilmente il pm Ponziani vorra’ sentirlo di nuovo mentre i difensori pensano gia’ al processo: il rito abbreviato – secondo il suo avvocato Marco Femminella – e’ la cosa piu’ logica ”anche se dobbiamo capire le dinamiche che hanno portato a questa situazione”.

L’avvocato conferma che è allo studio l’ipotesi di una perizia sul ragazzo. Infatti si è scoperto che il giovanissimo una sera di tre mesi fa fu ricoverato nel reparto di psichiatria. Si era barricato in casa cacciando fuori i genitori che allertarono polizia e vigili del fuoco. Gli agenti della Volante di Chieti avevano dovuto sfondare la porta dell’appartamento, nella zona di Chieti conosciuta come Case Rosse, per entrare. Lo avevano trovato seduto in cucina, in silenzio, con le pupille dilatate e chiaramente sotto gli effetti di droghe sintetiche. In tasca aveva marijuana e ecstasy. La casa era distrutta, mobili, vetrine, sedie. Allora se la cavò con una segnalazione per uso personale di sostanze stupefacenti.

Era stato anche ricoverato per problemi neurologici. Per questo motivo si era trasferito a Francavilla, dove risiedono i nonni, gestori di uno stabilimento balneare. La difesa proverà a smontare anche l’accusa di rapina, sostenendo che il ragazzo ha asportato alcuni oggetti in stato di shock.

Un ragazzo disturbato, con problemi, solo. Che scappava dalla sua vita. Da casa dei genitori a casa dei nonni per fuggire dal brutto vortice che l’aveva travolto, bisognoso d’affetto, che sperava di cercare in Silvia, che però non lo ricambiava e nel suo lavoro non prevedeva questo tipo di trattamento.

Ora è sempre solo, in carcere e in visibile stato di shock. Uno stato che sono sicuri gli avvocati lo accompagnerà non solo ora, ma ancora per molto tempo.

Alessandra Scarciglia