TERAMO, 18 DICEMBRE – Salvatore Parolisi è in carcere, è accusato di aver brutalmente ucciso sua moglie Melania. Parolisi è un bugiardo, tradiva continuamente sua moglie e aveva una relazione stabile extra-coniugale con Ludovica. È un padre in carcere, che solo ora, dopo diverse battaglie legali, ha iniziato a vedere la sua piccola Vittoria. È un uomo in mano alla giustizia, vittima delle sue bugie, un uomo forse finito. Ma a parlare ora, è un altro uomo finito, finito dal dolore: suo suocero, padre di Melania, ospite di quarto grado dove ha dichiarato le sue posizioni, le sue illusioni, il suo rammarico.

“Salvatore è stato un vigliacco”. Così Gennaro Rea ha descritto il genero. L’uomo ha accusato Parolisi di essere stato “un grandissimo attore”. “Per due anni è stato con una persona e, quando lui e Melania venivano a casa nostra o noi andavamo a casa loro, brindavamo insieme, non si è mai verificato nulla che facesse pensare a qualcosa di negativo”, ha detto.

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Parole di un uomo ferito doppiamente, dal sospetto dell’omicidio e dall’uomo che aveva accolto come un figlio. “Sembrava innamorato della moglie. Noi l’abbiamo trattato come e più un figlio e quindi questo mi fa molta rabbia: tutto quello che abbiamo fatto è stato invano”, ha spiegato.

E non si è risparmiato neanche sull’ultimo incontro avuto col caporalmaggiore in occasione della causa dell’affidamento della nipotina. Un incontro a suo avviso decisamente inconsueto, sintomo estremo di colpevolezza. “per tutte e due le ore che siamo stati davanti al giudice, Salvatore è stato con la testa china, gli occhi piantati per terra, abbassati. Questa cosa la dice lunga. Se una persona è innocente, non si comporta così” – ha continuato – . Salvatore mi fa pena e gli dico che si può ancora riscattare. Dicesse la verità per sua moglie, per la sua famiglia ma particolarmente per sua figlia”.

Il padre di Melania ha poi ricordato un episodio legato alla morte della figlia. “Durante le ricerche di Melania invece di cercare la moglie, Parolisi si preoccupò di andare in caserma a parlare con i suoi commilitoni – ha raccontato -. Un mio nipote in quella occasione voleva accompagnarlo per non lasciarlo solo, vista la situazione. Si era già seduto nella macchina di Parolisi ma Salvatore lo ha fatto scendere dalla vettura perché voleva andare da solo. Tutto questo è stranissimo”.

Sospetti, dolore e ricerca della verità. Sono questi i sentimenti che prova un uomo che ha perso in questo modo una figli e alla quale non riesce a dare giustizia. Ma in cuor suo, proprio da padre, da nonno, ha dichiarato “In cuor mio, per il bene di mia nipote che ha solo due anni, spero ancora che non sia stato Salvatore ad uccidere mia figlia”.  Un uomo combattuto, ma che ha ancora tanta speranza.

Alessandra Scarciglia