GENOVA, 7 DICEMBRE –  Un rientro a casa all’insegna della tragedia per Pepe Ramirez, ecuadoriano trapiantato a Genova, che ha dovuto affrontare il trauma di trovare i corpi di moglie e figlio stesi a terra senza vita in una delle camere da letto del loro appartamento.

Era appena rientrato dal lavoro in un cantiere edile di Nervi, all’oscuro fino all’ultimo istante della tragedia che si era consumata fra le quattro mura domestiche. Aveva sentito la moglie al telefono all’ora di pranzo, questo ha dichiarato Ramirez nella sua deposizione, senza che nulla gli facesse immaginare il dramma che si sarebbe consumato di li a breve tempo. Anche il fatto che la porta dell’appartamento di Sampierdarena che condivideva con la famiglia fosse chiusa e non presentasse segni di scasso ha contribuito a farlo arrivare alla scoperta totalmente impreparato.

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I corpi della moglie,  Monica Gilse, sua connazionale di 38 anni e del loro figlio di 13 anni giacevano riversi sul pavimento di una delle stanze da letto, massacrati da numerosi colpi di un’arma da taglio che in seguito si è rivelato un grosso coltello da cucina, rivenuto tra le due salme che sembravano quasi abbracciarsi. Tutto lascerebbe quindi presagire ad un delitto d’impeto che, secondo gli inquirenti, guidati dal pm Massimo Terribile, potrebbe affondare le sue radici in dissidi sorti all’interno della sempre più folta comunità ecuadoriana che abita il capoluogo ligure.

Matteo Borile