MILANO, 4 DICEMBRE –  Sono trascorsi due anni dalla scomparsa della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, uccisa con un colpo di pistola alla nuca prima che il cadavere venisse sciolto nell’acido, due anni in cui le indagini degli inquirenti hanno portato a concentrare i sospetti su Carlo Cosco, convivente della vittima, che sarebbe stato fiancheggiato nel compiere il delitto da almeno altri cinque fra parenti ed amici.

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Ora complice il passaggio delle redini della prima Corte d’Assise di Milano da Filippo Grisolio, ora capo di gabinetto al Ministero della Giustizia, al giudice Anna Introini, il processo potrebbe subire una decisa battuta d’arresto. gli avvocati della difesa negano la validità delle testimonianze acquisite finora, ponendo come condizione fondamentale per la loro fondatezza l’essere riascoltate in toto dalla nuova giuria, che s’è vista costretta a fissare un nuovo, serratissimo calendario di udienze allo scopo di emettere la sentenza di primo grado il prima possibile.

A Luglio infatti scadono i termini di custodia cautelare per Cosco ed i suoi supposti complici, con quello che ovviamente ne consegue.

Nuova ordalia quindi anche per Denise, figlia di Cosco che già aveva affrontato l’esperienza di sedere in aula a testimoniare contro il padre, nella speranza che stavolta si riesca ad avere giutizia.

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Matteo Borile