NAPOLI, 01 DICEMBRE – L’ennesima storia di violenza sessuale che si consuma con la complicità di persone fidate, di persone amate, di persone amiche.

E’ la storia di una giovane adolescente che una sera come tante esce con il suo fidanzatino e, invece di rientrare a casa al solito orario, viene consegnata direttamente nelle mani di un viscido branco di altrettanti minorenni che decidono di marchiarle il corpo e l’anima per sempre.

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Accade il 16 novembre scorso a Brusciano, in provincia di Napoli, vicino alla stazione buia e scarsamente frequentata di Castello di Cisterna. Il branco è composto da ragazzetti tra i 14 e i 17 anni, amici del fidanzato della vittima, tutti incensurati, ora accusati di violenza sessuale di gruppo aggravata e tentata violenza privata.

La giovane vittima, quella maledetta sera, era in compagnia del suo fidanzatino, minorenne anche lui, che, intorno alle dieci di sera, invece di accompagna a casa come era solito fare, decide di portarla alla stazione della circumvesuviana dove ad attenderla ci sono altri suoi quattro coetanei. Approfittando della corporatura esile e della giovane età, i quattro, a turno, abusano della ragazzina e, dopo, la minacciano intimandole che il tutto si sarebbe dovuto ripetere il giorno dopo, vantandosi anche tra loro di aver filmato l’accaduto con i telefonini. Ma la giovane vittima, una volta rientrata a casa, racconta l’accaduta ai genitori e, il giorno seguente, ai carabinieri di Brusciano che, acquisiti gli elementi utili a riferire l’accaduto alla Procura del Tribunale per i Minorenni di Napoli, su ordine del Gip, hanno disposto la misura cautelare presso il CPA di Napoli di viale Colli Aminei, dove i giovani resteranno in attesa di essere interrogati.

Le prove sono schiaccianti nei confronti del branco che la sera seguente allo stupro di gruppo, hanno avuto la faccia tosta di presentarsi a casa della ragazza chiedendo di parlare con lei e, al rifiuto, hanno iniziato a colpire con i loro caschi la porta d’ingresso accompagnando i gesti con insulti e frasi ingiuriose.

Solo una richiesta: certezza della pena.

Federica Palmisano