GENOVA, 5 NOVEMBRE – Oggi a Genova, mentre si pensa ancora a scavare, e mentre negli occhi ancora tutto è nitido, nascono e prendono piede le polemiche del caso. Un accusa netta al sindaco genovese, che secondo alcuni avrebbe potuto preparare la sua città in maniera differente alla tempesta.

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«Le scuole di Genova ieri potevano essere tranquillamente chiuse per ridurre gli spostamenti ma bisogna decidere se si vuole accettare o meno una sorta di patto sociale per evitare che in certe situazioni i sindaci possano essere poi crocifissi». Lo ha detto il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, rispondendo a una domanda sulla polemica riguardante la tragedia di ieri a Genova. «Oggi se il sindaco chiude le scuole e poi non accade nulla di grave viene crocifisso – ha detto Gabrielli -. È accaduto anche a Barack Obama, che ha preso misure eccezionali per non ripetere Katrina e poi è stato criticato». Secondo Gabrielli è necessario «un cambio di mentalità generale. Bisogna, visto i cambiamenti climatici che provocano fenomeni eccezionali come quello di ieri, cominciare a parlare di autoprotezione, che non significa arrangiarsi.

E tra una dichiarazione e una polemica, si attende a breve la firma del Presidente del Consiglio Berlusconi sull’ordinanza per i fondi per l’alluvione che ha colpito il levante ligure la scorsa settimana. Lo ha annunciato sempre Gabrielli, spiegando che il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, sarà nominato commissario. «Con procedura d’urgenza – ha proseguito- la prossima settimana verrà anche definito lo stanziamento dei fondi. Quaranta milioni di euro con l’accisa nazionale sui carburanti e circa 14,5 milioni da parte della Regione».

E ora, non rimane altro che scavare, ed aspettare. Aspettare che il tempo passi, che passi l’avviso di allerta prolungato fino a domani alle 18. aspettare che passi la tempesta e che torni a splendere quel sole, che ieri non ha voluto fare capolino. Aspettare quel sole per ricominciare, per cercare di dimenticare, per andare avanti, purtroppo senza sei persone.

Alessandra Scarciglia