BERGAMO, 2 MARZO – «Ci sono tutti i presupposti per escludere la violenza sessuale sul corpo di Yara Gambirasio». È quanto emerge dall’esame autoptico eseguito ieri nell’istituto di Medicina legale di Milano. Indiscrezioni, ora certezze, che aggiungono nuovi interrogativi sul macabro delitto della 13enne bergamasca.

«I cadaveri parlano, ma lo fanno lentamente», spiegano gli esperti che chiedono «tempo e prudenza: ci vorranno giorni, un paio di settimane, per avere un quadro completo». L’analisi del corpo, in avanzato stato di decomposizione, richiede una cura certosina: dal materiale trovato sotto le unghie, alle profondità delle ferite trovate sul corpo, dalle tracce rinvenute sui vestiti alla stato di conservazioni dei tessuti, tutto viene analizzato e catalogato con attenzione.
Ancora, prematuro, insomma «per definire con esattezza il numero di colpi inferti contro Yara. Parti del corpo – dice chi da ore è impegnato nelle analisi scientifiche – si sono ‘conservate’ meglio, su altre invece il lavoro è più difficile».

Nulla, insomma, viene tralasciato per cercare di dare un nome al killer della giovane promessa della ginnastica ritmica italiana. L’equipe di esperti, guidata dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, spera di poter isolare e analizzare il Dna dell’assassino. Un elemento che imprimerebbe un’accelerazione alle indagini.

Redazione