TARANTO, 8 NOV. «Mio padre mi sta incastrando»: lo dice Sabrina nel carcere, lo ripete continuamente alle guardie che vigilano accanto alla sua cella. Sabrina non ha dormito la notte scorsa e ha chiesto più volte l’intervento degli operatori sanitari dell’infermeria per avere delle gocce di calmanti. La ragazza – a quanto si è saputo – è molto agitata e continua a piangere. Ha chiesto di poter fumare ed ha continuato a dire che è innocente.

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“VOLEVO BENE A SARAH” «A Sarah io volevo bene, davvero»: lo ha detto più volte, anche nella giornata di oggi, Sabrina chiusa nel carcere di Taranto dove sta trascorrendo – secondo fonti locali – ore molto agitate, evidentemente dopo aver appreso dell’ultima versione del padre che scarica completamente su di lei le responsabilità dell’omicidio. La ragazza stamattina – a quanto si è potuto sapere – non è voluta uscire per l’ora d’aria: è rimasta in cella, a piangere. Ha comunque fatto colazione, aspettando di potersi incontrare con il suo avvocato dal quale attendeva notizie.

Per il legale Vito Russo, che difende Sabrina Misseri, la terza versione del padre Michele non è credibile. «Considerando anche le chiamate e gli sms effettuate da Sabrina in quei momenti – argomenta alla vigilia dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame – la stessa Sabrina avrebbe fatto tutto in sei minuti e 45 secondi.

«Cioè – spiega l’avvocato – avrebbe costretto la cugina a entrare in garage, poi avrebbe avuto una discussione, uno scatto d’ira e l’avrebbe uccisa. Quindi sarebbe salita su in casa e avrebbe convinto il padre a scendere e a risolvere la situazione prima dell’arrivo di Mariangela. È impossibile».

Inoltre per il legale il racconto di Mariangela Spagnoletti, uno dei testimoni-chiave, «non è attendibile. Non perché lo faccia apposta ma perché non ricorda bene». Sono cinque le testimonianze sulle quali la difesa di Sabrina Misseri punta per smontare le accuse di sequestro di persona e concorso omicidio.

Redazione