RIMINI, 18 SET. – Gli elementi raccolti dagli investigatori della Squadra Mobile di Rimini, non lasciano dubbi, l’omicidio di Monica Anelli, avvocato 40enne di Rimini, avvenuto venerdì a Rimini, nell’abitazione di via XXIII settembre, è stato premeditato. Stefano Anelli, 62 anni ex ingegnere, zio della vittima, non ha agito d’impulso per una lite sull’eredità, come ipotizzato in un primo momento.

Alla base della tragedia ci sarebbero banali liti tra vicini di casa. Monica da gennaio viveva con il suo compagno sopra l’appartamento dello zio. La palazzina di via XXII settembre per Stefano Anelli dopo il trasferimento della nipote si era trasforma in un incubo. L’uomo era ossessionato dalla nipote e dal suo compagno al punto tale che, da marzo, ne annotava scrupolosamente ogni spostamento.

L’ex ingegnere, spostato in terze nozze con una cittadina moldava,  ha un profilo psicologico complesso: appassionato di armi antiche e ordigni rudimentali, amava scrivere e parlava poco. Ultimamente, a causa delle continue liti, si era allontanato da amici e familiari. In questo contesto di solitudine e ossessione è maturato il delitto. Nell’appartamento dell’uomo la polizia ha trovato alcune lettere, forse mai spedite, indirizzate agli autori della strage di Erba, Olindo Romano e Rosa Bazzi, in cui l’uomo esprimeva la sua stima e ammirazione.

M.C.Reggini