ROMA, 14 LUG. – L’omicidio di Carmelo Novella ( detto compare Nuzzo ), avvenuto il 14 luglio 2008 in un bar di San Vittore Olona, certificò la vera e propria mutazione genetica della ‘ndrangheta. Sembrava il risultato di una faida legata agli appalti nell’edilizia, invece Novella aveva detto in giro che “la Lombardia” – le ‘ndrine trapiantate al Nord – avrebbero potuto “fare da soli”, senza i clan calabresi. La volontà di allontanarsi dalla terra madre è costata a Novella la morte e ha avuto come conseguenza la nomina di un altro calabrese, Giuseppe Neri, come uomo del raccordo tra il Nord danaroso e il Sud antico e sanguinario.

Nell’inchiesta ribattezzata “Il Crimine”, questo episodio rappresenta uno degli episodi cardine. Nei fascicoli dei procuratori Ilda Boccassini e Giuseppe Pignatone sono entrati anche due filmati senza precedenti. Il più clamoroso è stato registrato a Paderno Dugnano, in un centro intitolato ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per alzata di mano, e all’unanimità, è stato scelto, dai vertici dei clan calabresi del Nord tutti riuniti, il “mastro generale”, e cioè Pasquale Zappia. L’altro filmato è stato girato in Aspromonte, alla Madonna dei Polsi, dove si sono riuniti i boss calabresi. Senza l’aiuto di pentiti, sono stati documentati circa quaranta incontri. E da quanto raccontano i documenti redatti dai carabinieri e dalla polizia, è stata fatta una fondamentale scoperta. La ‘ndrangheta sinora non era mai stata considerata come una struttura unitaria e, invece, sono emersi i tre mandamenti della ‘ndrangheta in Calabria, con un organo di vertice che prende le decisioni o le ratifica.

Sottoposta alla “cupola” calabrese c’è “La Lombardia”, cioè la federazione dei gruppi trapiantati al Nord, con una camera di controllo deputata al raccordo tra le strutture lombarde e calabresi. Una struttura unitaria e, ovviamente, i clan al Nord avevano in mente di prendersi qualche buon appalto per l’Expo. Non ci sono riusciti per il fallimento della “Perego General contractor srl”: una ditta di rilievo dove Salvatore Strangio, espressione della famiglia Pelle, soprannominata “Gambazza”, faceva il bello e cattivo tempo, per favorire varie imprese controllate dagli affiliati lombardi. Ne sono stati individuati ben 160, ma i boss si dicono che hanno circa 500 unità. Secondo i pm Boccassini e Pignatone dal Duemila in poi la ‘ndrangheta si è trasformata in “mafia imprenditrice”. Ci sono i criminali, ma accanto a loro affiliati lombardi, spesso senza problemi con la giustizia, com’è il caso di un alto funzionario della sanità lombarda. L’inchiesta sembra riguardare anche il recente voto in Lombardia. Inoltre, da una lavanderia nel centro commerciale di Siderno, gestita dal boss Giuseppe Commisso, si è arrivati a nove locali individuati a Toronto e uno a Thunder Bay, controllati dalla provincia di Reggio.

Davide De Stavola

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