MILANO, 13 LUG. – Le Procure della Repubblica di Milano e Reggio Calabria hanno messo in ginocchio alcune delle più potenti ‘ndrine calabresi radicatesi nel nord, arrestando 300 persone in diverse parti d’Italia per vari reati. Le accuse vanno dall’associazione di tipo mafioso al traffico di armi e stupefacenti, dall’omicidio all’estorsione, dall’usura ad altri gravi reati. Complessivamente sono 304 i provvedimenti restrittivi – tra fermi di indiziato di reato e ordinanze di custodia cautelare – emessi dalle autorità giudiziarie nell’ambito della maxi operazione contro la ‘ndrangheta. In particolare, 248 provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri, 53 dalla polizia di Stato e 3 dalla Dia. Gli inquirenti calabresi e lombardi, al lavoro da tempo su questa inchiesta, hanno indagato in particolare sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel nord Italia, sia nelle attività produttive e commerciali, sia nel mondo politico e amministrativo locale. Oltre agli arresti, il blitz delle forze dell’ordine avrebbe portato anche al sequestro di denaro, armi e droga.

Sono 38 gli immobili sparsi tra Pavia, Torre D’Isola (Pavia) e in Liguria sequestrati insieme a 10 conti correnti a Carlo Antonio Chiriaco, il direttore dell’Asl di Pavia, arrestato oggi nell’ambito della maxi operazione coordinata dalla Dda di Milano e Reggio Calabria. Gli immobili sono intestati alla figlia del direttore sanitario dell’Asl e a delle società a lui riconducibili. Chiriaco dovrebbe essere portato in carcere a Torino. Nei suoi confronti le accuse ipotizzate sono associazione mafiosa in qualità di capo promotore del locale di Pavia insieme a Pino Neri, Rocco Coluccio e Francesco Bertucca. Il direttore sanitario è anche accusato di concorso in corruzione elettorale.

Nel maxi blitz di carabinieri e polizia, coordinato dalle Dda di Milano e Reggio Calabria, è stato arrestato Pino Neri, considerato il capo della ndrangheta in Lombardia. A quanto si è appreso da fonti investigative, Neri era, fino a prima dell’arresto, il vertice assoluto della mafia calabrese in Lombardia. Pino Neri è accusato anche di avere convogliato voti elettorali su indicazione di Antonio Chiriaco, direttore dell’Asl di Pavia, anche lui finito in carcere per associazione mafiosa e corruzione. Da quanto si apprende, Neri, ritenuto il capo assoluto della mafia calabrese in Lombardia, avrebbe indirizzato, su indicazione di Chiriaco, voti a favore del deputato del Pdl Giancarlo Abelli, che risulta estraneo ai fatti e non è indagato. Tra gli arrestati c’è anche Domenico Oppedisano, 80 anni, considerato dagli investigatori l’attuale numero uno delle cosche calabresi. La sua nomina a capocrimine – cioè colui che è al vertice dell’organismo che comanda su tutte le ‘ndrine ed è denominato Provincia – sarebbe stata decisa il 19 agosto del 2009 nel corso del matrimonio tra Elisa Pelle e Giuseppe Barbaro, entrambi figli di boss.

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I NUOVI VOLTI DELLA NDRANGHETA Tra i 300 destinatari di misure cautelari di oggi, ci sono un po’ tutti, non solo gli uomini delle cosche. È stato arrestato per associazione mafiosa e corruzione il direttore dell’Asl di Pavia, Carlo Antonio Chiriaco. Nell’inchiesta, che ha accertato infiltrazioni della ‘ndrangheta nel nord Italia, sono indagati anche l’assessore comunale di Pavia, Pietro Trivi (per corruzione elettorale) e l’ex assessore provinciale milanese Antonio Oliviero (per corruzione e bancarotta).

Tra gli indagati anche quattro carabinieri di Rho (Milano), uno dei quali per concorso esterno in associazione mafiosa. Le indagini, condotte dalla Dia di Milano, hanno anche portato all’arresto di Francesco Bertucca, 57 anni, imprenditore edile di Pavia, e di Rocco Coluccio, biologo e imprenditore. Assieme al direttore dell’Asl di Pavia sono accusati di essere stati organici alla ‘ndrangheta e di essere il punto di congiunzione con l’organizzazione agli ordini del boss Pino Neri. Nel corso dell’operazione gli uomini della Dia hanno eseguito anche 55 perquisizioni e sequestrato beni immobili, quote societarie e conti correnti. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari, Alessandra Dolci.

Secondo le indagini, l’ex assessore provinciale milanese Antonio Oliviero, invece, sarebbe stato in rapporti con l’imprenditore Ivano Perego, arrestato per associazione mafiosa, e responsabile della Perego Strade. La società, a quanto si è appreso, sarebbe stata controllata dalla famiglia Strangio, una delle più note della mafia calabrese. Quanto ai carabinieri di Rho indagati, gli altri tre rispondono di corruzione.

Davide De Stavola

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