clan dei CasalesiCASAL DI PRINCIPE, 3 GIU.Nella mattinata odierna i carabinieri del comando provinciale di Caserta hanno eseguito quattordici arresti nei confronti di altrettanti esponenti e fiancheggiatori del clan dei Casalesi, fazione di Francesco Bidognetti detto ‘cicciotto e mezzanott’”. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip Oriente Capozzi su richiesta dei pm Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Raffaello Falcone, Alessandro Milita e Cesare Sirignano. Quattro degli arrestati erano già in carcere, detenuti per altri motivi, dieci sono stati arrestati nelle proprie abitazioni all’alba. L’elenco si apre proprio con il cinquantanovenne capoclan che controlla la zona di Castel Volturno e detta le regole attraverso i suoi affiliati nonostante sia recluso da oltre 10 anni in regime di 41 bis.

Bidognetti era già in carcere, come anche Giovanni Letizia, killer del capo dell’ala stragista Giuseppe Setola. Gli altri due detenuti che hanno ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare sono Armando Letizia, di 57 anni e la moglie Esterina Pagano, di 53 anni. I dieci che si trovavano ancora libero sono: l’avvocato Carmine D’Aniello, di 44 anni; Rosa Maione, di 44 anni; Gaetano Pagano, di 58 anni; Teresa Pagano, di 61 anni; Cipriano Pagano, di 28 anni; Maria Pagano, di 59 anni; Luigi Tamburrino, di 46 anni; Vincenzo Di Bona, di 50 anni; Carmine Diana, di 56 anni e Giovanni Lubello, di 34 anni e genero di Bidognetti.

Carmine Diana, imprenditore arrestato quest’oggi, figura anche tra i coinvolti nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Firenze sugli appalti per il G8 della Maddalena. Secondo i pm napoletani il professionista, Carmine Diana, avrebbe fatto da prestanome a Bidognetti dal quale avrebbe ricevuto 500 milioni delle vecchie lire per acquistare un terreno nel Casertano su cui realizzare una speculazione edilizia. Mentre l’avvocato D’Aniello è stato arrestato poiché, oltre a fare da portavoce di Francesco Bidognetti, secondo l’accusa, teneva i contatti con altri clan camorristici, custodiva il denaro dell’organizzazione e si occupava di investirlo. In una circostanza, per intimidire il boss dei casalesi Luigi Guida che sembrava prossimo a diventare collaboratore di giustizia, D’Aniello si servì di un’ignara giornalista casertana: le rivelò il contenuto di alcuni verbali di interrogatorio resi da Guida affinché la vicenda diventasse pubblica e il boss ritrattasse.

Davide De Stavola