Terremoto L'AquilaL’AQUILA, 3 GIU. Il 31 Marzo scorso, sei giorni prima che quel tragico terremoto si abbattesse sul capoluogo abruzzese, la commissione “Grandi rischi” si era riunita, ed è proprio ai partecipanti a questa riunione che viene mossa l’accusa di omicidio colposo. Tra gli indagati, sette persone in tutto, ci sarebbero alcuni funzionari ai vertici del Dipartimento della Protezione Civile e dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Gli ufficiali di polizia giudiziaria stanno notificando in queste ore gli avvisi di garanzia.

L’accusa parte da una trentina di cittadini aquilani che credono che da quella riunione sono uscite solo parole rassicuranti, si è diffuso ottimismo che solo pochi giorni dopo è stato spazzato via insieme alla città e a molte vite.

Forse da quella riunione i cittadini si aspettavano di più, forse si aspettavano un messa in guardia, un preavviso di quello che poteva succedere, l’Aquila era stata già colpita da piccole scosse in quel mese, come spiega il capo procuratore Alfredo RossiniI responsabili sono persone molto qualificate che avrebbero dovuto dare risposte diverse ai cittadini. Non si tratta di un mancato allarme, l’allarme era già venuto dalle scosse di terremoto. Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case”.

Il fascicolo in mano ai magistrati aquilani, titolari dell’inchiesta, è molto voluminoso e raccoglie non solo studi di settore in materia di prevenzione dei terremoti, ma anche le interviste rilasciate da politici e appartenenti alla Protezione civile subito dopo la chiusura della riunione, è un’indagine così delicata che ci sarà bisogno di tempo e di pazienza.

Stefania Cugnetto