ROMA, 13 MAGGIO – Stefano Gugliotta è finalmente un uomo libero, mentre è indagato il poliziotto che ha messo in atto la vile aggressione ai danni del giovane la sera di mercoledì 5 maggio.

Il procuratore aggiunto Pietro Saviotti e il sostituto Francesco Polino al termine di un incontro con gli investigatori per fare il punto e decidere sulla posizione del ragazzo arrestato la sera della finale di Coppa Italia tra Inter e Roma, ne hanno chiesto la scarcerazione presupponendo che Gugliotta sia “stato vittima – è detto nel provvedimento – di un atto arbitrario”. Sulla richiesta si pronuncerà il gip Aldo Morgigni, lo stesso che ha emesso il provvedimento cautelare nei confronti di Gugliotta per le accuse di oltraggio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. In relazione all’interrogazione parlamentare prevista sulla vicenda, l’atto è stato anche inviato per conoscenza al ministero dell’Interno.

Il poliziotto che ha gli sferrato un pugno al momento del fermo, come si vede in maniera chiara dai vari filmati, è stato invece iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di lesioni volontarie, aggravate dal fatto che è un pubblico ufficiale. Al vaglio degli inquirenti è la posizione degli altri poliziotti.

[ad#Juice 120 x 600]E’ SUCCESSO IERI – Il giovane invece è giustamente determinato ad ottenere giustizia per l’aggressione di cui è stato vittima, come peraltro conferma il consigliere provinciale del Pd, Marco Palumbo che ha fatto visita al ragazzo nel carcere di Regina Coeli di Roma. Dichiara Palumbo: “Stefano è molto determinato. “Ci ha detto che dorme a sprazzi e che sta scrivendo molto. Questa notte si è svegliato arrabbiato ed ha scritto una lettera di accusa”.

Di oggi la notizia che Stefano avrebbe deciso di iniziare lo sciopero della fame come forma di protesta contro quella che ritiene un’incomprensibile incarcerazione. Al padre, in visita a Regina Coeli, aveva detto: “Non ce la faccio più. Da oggi non voglio più mangiare né bere”. “Siamo arrabbiati – aveva spiegato il genitore – non vediamo l’ora che esca. Come fanno a difendere delle persone accusando mio figlio?”

L’impressione è che la procura si pronuncerà a favore della sua scarcerazione visto che i filmati sull’aggressione fanno capire come sia stata legittima la reazione che Gugliotta ha avuto con i poliziotti al momento dell’arresto.

In parallelo proseguono anche gli accertamenti riguardanti le altre sette persone finite in carcere la stessa sera. Contro la loro detenzione i difensori hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame, la cui discussione deve essere ancora fissata.

Purtroppo, ancora una volta il popolo italiano deve fare i conti con degli evidenti atti di prevaricazione da parte di ufficiali pubblici.

Il caso Cucchi, il caso Uva, il caso Aldrovandi, sono solo alcuni dei numerosi esempi esistenti, che ci confermano che a volte i pericoli e la morte vengono da coloro che appartengo a quelle forze che dovrebbero invece garantire l’ordine e la nostra sicurezza.

Atti isolati, certo, ma che da soli contribuiscono ad infangare nell’immaginario collettivo (sebbene in parte) anche la figura di quelle migliaia di poliziotti e carabinieri che ogni giorno compiono ligiamente il loro dovere.

Ma una denuncia è d’obbligo di fronte ad eventi simili che mettono a serio rischio l’incolumità, se non la vita, di onesti cittadini che magari per sfortuna si possono trovare al momento sbagliato nel posto sbagliato; ma ciò non può minimamente giustificare quei pubblici ufficiali che sono pagati e che sono stati addestrati per mantenere la calma proprio nelle circostanze più difficili.

Un appello particolare dovrebbe essere rivolto al nostro Presidente della Repubblica. A quel Giorgio Napolitano che ha ritenuto doveroso condannare il deprecabile calcio di Totti a Balotelli durante la partita di Coppa Italia, alla fine della quale ha avuto luogo lo ripetiamo, la vile aggressione di un poliziotto ai danni di un ignaro ragazzo di 25 anni che stava tornando a casa dopo essere stato al compleanno del cugino.

Presidente Napolitano chiediamo un monito affinché episodi simili non si ripetano. Chiediamo
Simone Luca Reale

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