POTENZA, 10 MAGGIO – Una corona di fiori, dall’Inghilterra all’Italia, da Bournemouth a Potenza, seguendo la presunta «linea di sangue» che ha congiunto le tragedie di Heather Barnett, barbaramente assassinata e seviziata nella sua abitazione il 12 novembre 2002, a quella della giovanissima Elisa Claps, uccisa a 16 anni il giorno della sua scomparsa, il 12 settembre 1993, e avendo in testa il nome del sospettato per entrambi gli omicidi, Danilo Restivo.

Non è stata una domenica mattina normale, ieri a Potenza. La consueta promenade in via Pretoria, il corso principale del capoluogo lucano, ha avuto un ospite straniero di eccezione: Ben Barnett, fratello di Heather. Sabato aveva incontrato i familiari di Elisa, ieri ha deposto un mazzo di rose bianche sui gradini del portone laterale della chiesa della Santissima Trinità. Proprio da quel portone, la notte scorsa, sono stati tolti (per la Polizia si tratta di una ragazzata) i sigilli posti lo scorso 1 aprile, da quando, per decisione della Procura generale di Salerno – che coordina le indagini – la chiesa è stata posta sotto sequestro.

Nel sottotetto della canonica della Trinità lo scorso 17 marzo sono stati trovati i resti di Elisa Claps e, di colpo, si è riaccesa l’attenzione anche sul caso Barnett. La sarta inglese, nel 2002, a 48 anni, fu uccisa a coltellate e mutilata nella sua abitazione, a pochi metri da quella dove Restivo vive da tempo.[ad#Juice Overlay]

Redazione Centrale


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