CATANZARO, 7 MAGGIO. Prima di uccidere la mamma aveva chiesto d’incontrare un prete. Con padre Vincenzo il ventunenne catanzarese Marco Umberto Caporale aveva espresso la sua profonda inquietudine. Poi sembrava essersi tranquillizzato. Ma rimasto solo ha prima aggredito un ignaro passante sul lungomare e poi, tornato a casa, sgozzato la madre con un forchettone da cucina.

La terribile tragedia familiare si è consumata mercoledì notte a Lido, il popoloso quartiere marinaro di Catanzaro. Qui, in via Lungomare 29, vive la famiglia Caporale: papà Franco, 62 anni, pensionato Telecom, mamma Maria Concetta Sacco, 53 anni, insegnante alla scuola elementare di Casciolino, e i figli Marco Umberto, 21, ed Emanuela, 27. Al momento del delitto il capofamiglia si trovava in cantina e la figlia maggiore nella sua camera. Marco Umberto e la mamma erano in cucina. Pare stessero conversando. Improvvisamente il ragazzo ha impugnato un forchettone da cucina e ha colpito più volte la donne, fino reciderle la giugulare. Maria Concetta è caduta in una pozza di sangue. Ed è morta prima che sul posto, avvertite dai vicini di casa, giungessero le forze dell’ordine. Gli inquirenti hanno trovato Franco ed Eleonora accanto al cadavere, sotto shock. Marco Umberto era chiuso nella sua camera; hanno sfondato la porta e ammanettato il ragazzo, che aveva indosso una maglia bianca ancora sporca di sangue. A pochi centimetri il forchettone anch’esso insanguinato e deformato dalla violenza dei colpi. Portato il ragazzo in carcere, le forze dell’ordine hanno ricostruito il movimentato pomeriggio di Marco Umberto. Il 21enne ha chiesto infatti d’incontrare un prete, don Vincenzo, col quale si è confessato in casa. «Più che di un sacerdote – ha detto don Vincenzo alla Gazzetta del Sud – mi è sembrato però che il ragazzo avrebbe avuto bisogno di un medico. La sua inquietudine era evidente». Don Vincenzo non conosceva la famiglia nè Marco Umberto; ha accettato d’incontrarlo su intercessione di un amico comune, col quale i due hanno anche fatto una passeggiata sul lungomare di Lido. Quando il ragazzo sembrava essersi tranquillizzato, don Vincenzo ha fatto ritorno alla sua parrocchia, in località Giovino. Poco dopo Marco Umberto Caporale, rimasto con l’amico, ha improvvisamente aggredito un passante sulla via marina, fratturandogli il setto nasale con una testate. Raggiunto dal padre, è stato riportato a casa, lì dove, poco dopo, ha ucciso la madre.

La Procura della Repubblica di Catanzaro ha già disposto l’esecuzione dell’autopsia sul corpo della donna, che sarà eseguita oggi; sempre in giornata dovrebbe tenersi l’interrogatorio del figlio, che sin dal momento dell’arresto non ha detto nulla agli inquirenti. Pare sia in stato confusionale.

Pare che Marco Umberto avesse manifestato già da qualche tempo presunti problemi interiori. Non era in cura presso alcun centro, ma da almeno un anno e mezzo si era chiuso in sè stesso e usciva molto poco; sembra che in passato non avesse mandato giù una bocciatura a scuola.

Gazzetta del Sud

[ad#Juice 300 x 250]