ROMA, 30 APR Pare che anche la triste vicenda di Stefano Cucchi, “morto di carcere” il 22 Ottobre 2009, non avrà giustizia.

La Procura di Roma ha infatti chiuso ufficialmente le indagini riguardo al controverso caso che ha scosso l’opinione pubblica: il 16 Ottobre Stefano Cucchi, 31 anni, venne arrestato per il possesso di 20 grammi di hashish; morì il 22 Ottobre, dopo sei giorni trascorsi al carcere di Regina Coeli di Roma. Il suo corpo presentava vari lividi e contusioni, segni di una morte decisamente non naturale, ma la perizia dei medici dell’ospedale Fatebenefratelli e del Pertini di Roma “dimostrò” che la causa del decesso fu un edema polmonare. Il pm Vincenzo Barba aprì un’indagine per omicidio preterintenzionale: tre agenti di polizia vennero indagati per omicidio preterintenzionale, mentre i tre medici dell’ospedale Sandro Pertini per omicidio colposo.

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Le ultime perizie ufficiali hanno riscontrato che le ferite e le lesioni sul corpo di Stefano Cucchi non furono mortali, ma dimostrano che il detenuto avrebbe subito un pesante pestaggio da parte della polizia penitenziaria, oltre a risultare denutrito e disidratato, nonostante il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Franco Ionta abbia scagionato gli agenti da qualsiasi responsabilità.

L’inchiesta è stata ufficialmente chiusa questa mattina, dopo che il già citato pm Barba e la collega Francesca Loy hanno depositato gli atti nei confronti dei medici del Pertini: le accuse sono di favoreggiamento, abbandono d’incapace, falsità ideologica e abuso d’ufficio. Più lievi, invece, i reati contestati agli agenti della polizia penitenziaria: lesioni e abuso d’autorità. L’omicidio, quindi, non figura più fra i capi d’accusa.

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Molto duro il commento di Luigi Manconi, Presidente di “A Buon Diritto”: “Per un verso c’è un elemento simbolico molto importante che rischia di avere pesanti ripercussioni sull’opinione pubblica. Stiamo parlando di un giovane uomo morto. Bene, la parola omicidio non compare nei capi di imputazione – ha detto – Stefano Cucchi viene ricoverato nel reparto detentivo del Pertini in quanto ha subito un pestaggio, perché ha subito violenze. Violenze documentate, riconosciute, certificate, e sono queste violenze che hanno portato Stefano in quel luogo dove non è stato curato. Questo nesso di causa ed effetto è stato ignorato. Quelle violenze hanno inciso pesantemente sul percorso sanitario determinando la successione di fatti patologici che lo hanno portato alla morte. Le percosse hanno un ruolo decisivo, ciò viene ignorato. Questa causa precisa, puntualmente descritta dalle perizie, cioè il pestaggio subito, diventa qualcosa di incerto e approssimativo. Viene separato dal rapporto di causa-effetto con la morte di Stefano Cucchi. Questo è un errore estremamente grave che rischia di compromettere l’andamento del processo”. Secondo Manconi, quindi, la violenza subita dal ragazzo nel carcere avrebbe dovuto essere punita molto più duramente.

Le dichiarazioni della sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, trasmettono una sensazione di sconforto, ma allo stesso tempo la donna si mostra determinata ad arrivare fino al fondo di questa controversa e nebbiosa vicenda: “Però mi domando, tutte quelle famiglie che non hanno la forza, i mezzi e le possibilità di affrontare una simile battaglia, allora non avranno giustizia?”. La risposta a questa domanda, alla luce dei fatti, pare essere, purtroppo, positiva.

Diletta Sarzanini

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