REGGIO CALABRIA, 27 APR. E’ stato sorpreso in compagnia di altre cinque persone nella sua villa a Perretti, nei pressi di Reggio Calabria, protetto da un sofisticatissimo sistema di videosorveglianza. Il boss della ‘ndrangheta Giuseppe Tegano è stato arrestato ieri sera dopo 17 anni di latitanza, grazie ad un blitz della Squadra mobile della Questura di Reggio Calabria.

Il duro colpo inflitto all’organizzazione criminale più pericolosa d’Italia ed una delle più ricche del mondo rivela però un triste risvolto: durante il trasferimento del boss dalla Questura al carcere di Reggio Calabria, tante, troppe persone si sono riunite all’esterno dell’edificio per salutare ed applaudire il boss. Parenti, amici e conoscenti hanno scandito più o più volte “Giovanni, uomo di pace”.

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Tegano, 70 anni, era stato condannato all’ergastolo nel giugno 2003 per omicidio doloso, associazione mafiosa, detenzione e traffico di armi ed altri reati ancora, oltre ad essere destinatario di svariate misure coercitive emesse dal gip di Reggio Calabria. Nome importante, quello di Tegano, legato alle guerre fra cosche avvenute negli anni fra il 1985 e il 1991. I particolari dell’azione che ha permesso l’arresto di uno dei boss più pericolosi secondo il Ministero degli Interni è tuttavia ancora sotto riserbo, a causa di alcuni accertamenti che ancora devono essere compiuti. Subito dopo l’arresto, il Ministro dell’ Interno Roberto Maroni ha espresso la propria ammirazione al Capo della Polizia Antonio Manganelli.

Molte le reazioni da parte delle autorità statali: il questore di Reggio Carmelo Casabona, che si rammarica per il troppo sostegno dimostrato nei confronti di Tegano (“Sono rimasto però esterrefatto perché circa cinquecento persone hanno salutato con un applauso l’uscita dalla Questura di Giovanni Tegano, e non invece gli uomini e le donne della polizia di Stato che sono riusciti a catturarlo dopo anni e anni di latitanza”) , sottolinea come “l’arresto di Giovanni Tegano segni un giorno importante per chi tifa per la legalità. Oggi si chiude un capitolo veramente importante, una pagina oscura e nera per la storia civile di Reggio Calabria”.

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Sono invece tutti per il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e per i colleghi, in particolar modo per le forze di polizia, i complimenti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre il Ministro di Grazia e di Giustizia Angelino Alfano e il Presidente del Senato Renato Schifani si congratulano con agenti, poliziotti, magistrati e con “tutti coloro che ogni giorno, con costanza e determinazione, si battono per il trionfo della legalità nel nostro Paese”. Colgono entrambi occasione per ricordare quanto la “squadra Stato” si adoperi per combattere “tutte le mafie” del Paese.

Anche il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha voluto inviare un messaggio di ringraziamento al Ministro dell’Interno, per manifestare la propria soddisfazione nei confronti di un’azione che “testimonia l’impegno delle forze dell’ordine e delle istituzioni nel combattere, con sempre maggiore determinazione, la ‘ndrangheta ed ogni forma di criminalità organizzata, a difesa dei valori della Costituzione e per l’affermazione della cultura della legalità e della democrazia”.

Non poteva non commentare il neo governatore della Regione Calabria Giuseppe Scoppellitti, che afferma con soddisfazione come “la criminalità organizzata, che nei mesi scorsi, soprattutto in occasione dell’approssimarsi di scadenze democratiche importanti, aveva cercato di alzare il tiro e di colpire i presidi istituzionali del nostro ordinamento, oggi è costretta a registrare un’altra debacle”.

Diletta Sarzanini

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