POTENZA, 28 APR. – Elisa Claps fu colpita più volte mortalmente al torace con un’arma da taglio, probabilmente un coltello, e fu finita per soffocamento. Queste sono alcune tra le conclusioni dell’autopsia condotta dall’anatomopatologo Francesco Introna sul corpo di Elisa Claps, la ragazza potentina scomparsa il 12 settembre 1993, e ritrovata morta nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza lo scorso 17 marzo. Elisa è stata uccisa proprio il giorno in cui è scomparsa, dopo un tentativo di violenza sessuale.

Non è dato conoscere altri dettagli, poiché il quadro completo della consulenza medico-legale è coperto da segreto istruttorio, per volere della Procura generale di Salerno impegnata nelle indagini.

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È tuttavia assodato che l’ultima persona ad avere incontrato Elisa – peraltro nello stesso luogo in cui è stata ritrovata morta – è Danilo Restivo, che a tutt’oggi rimane l’unico indagato per l’omicidio della ragazza. Da diversi anni l’uomo vive a Bornemouth, nel sud dell’Inghilterra, dov’è sospettato di avere ucciso la sarta Heather Barnett, sua dirimpettaia.

Vengono ulteriormente rimandati i funerali di Elisa, il cui corpo non è stato ancora restituito ai suoi cari. Alcuni reperti, tra cui diverse ossa degli arti inferiori, della spalla e del torace sono ancora a disposizione della Procura generale di Salerno per l’incidente probatorio, il cui esito sarà noto tra circa 60 giorni. Solo allora, è ipotizzabile, Elisa potranno essere celebrate le esequie della ragazza, che si terranno – per espresso volere della famiglia – all’aperto.

Gildo Claps, fratello di Elisa, in diretta Tv a“Chi l’ha visto?” – trasmissione da sempre impegnata nel cercare la verità sulla scomparsa della ragazza potentina – ha chiesto al vescovo di di Potenza, Agostino Superbo, di chiarire il ruolo della diocesi relativamente al presunto occultamento della presenza della ragazza all’interno della Chiesa, che secondo alcune testimonianze sarebbe stato scoperto molto prima del 17 marzo da un viceparroco e da alcune donne delle pulizie. Queste le sue parole: «Mia madre non vuole essere avvicinata da nessun sacerdote finchè non verranno a dirci la verità o inviteranno a dirla chi la conosce. Dopo tanti anni è una messinscena impietosa verso Elisa il ritrovamento del 17 marzo. Una tonaca non significa nè immunità nè impunità».

Da segnalare, infine, la raccolta di firme partita da Facebook per sconsacrare la chiesa della SS. Trinità di Potenza, dove Elisa è stata uccisa e poi ritrovata. Si può aderire scaricando il testo della petizione e i moduli per la raccolta firme collegandosi alla pagine web di «telefono donna Potenza».

Sara Deriu

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