Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay Roma ROMA, 27 APR. – L’ennesimo episodio di violenza omofoba è avvenuto a Roma lo scorso weekend, nella notte tra 24 sabato e 25 domenica, sull’autobus N8 in zona Transtevere. Questa volta ad essere preso di mira, da un gruppo di quattro ragazzi sulla ventina, è stato un giovane studente ventiduenne, Mattia C., volontario dell’Arcigay di Roma, che si è visto costretto a scendere dall’autobus per sottrarsi all’aggressione. Il tutto è accaduto nella totale indifferenza degli altri passeggeri e dell’autista. Questa è solo l’ultima denuncia da parte del presidente dell‘Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, che si dice “preoccupato nell’assistere al moltiplicarsi di questi comportamenti violenti ed intimidatori che offendono non soltanto gli aggrediti e la comunità lesbica e gay, ma la libertà di tutti i cittadini.”.

Infatti, secondo il racconto del giovane, il gruppetto di balordi (ennesima bravata?), saliti sull’autobus avevano da prima infastidito un altro passeggero, un uomo di colore, spostando successivamente la loro attenzione sul giovane gay, insultandolo e aggredendolo quando questi aveva tentato di replicare.

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La capitale non è nuova a episodi di questo tipo. Senza risalire troppo indietro nel tempo, nello scorso settembre scritte naziste contro il movimento omosessuale erano apparse nella centralissima Via Cavour così come petardi lanciati contro alcuni locali della cosiddetta Gay street romana (via san Giovanni in Laterano). È ancora nella memoria di tanti la violenta aggressione, dell’estate scorsa, ad una giovane coppia di gay all’uscita dal Gay Village, che ferì gravemente uno mentre l’altro se la cavò (si fa per dire!) con una coltellata. Neanche la notorietà ha protetto da tali atti vili che, nell’agosto scorso, venne insultato e aggredito mentre rientrava a casa.

Di testimonianze ve ne sono, ma di più sono le vittime che temono ripercussioni in famiglia o sul lavoro in seguito ad una eventuale denuncia di questi episodi, poiché ancora oggi si sentono non tutelati dalle Istituzioni e discriminati dalla stessa comunità.

Infatti, l’episodio, di per sé deprecabile, amareggia ulteriormente se si pensa che l’aggressione è avvenuta sotto gli occhi di persone, che hanno preferito distogliere lo sguardo da ciò che stava accadendo, piuttosto che intervenire in difesa di un essere umano. È pur vero che l’indifferenza verso atti di questo genere, e non solo verso gli omosessuali, che si associa al generalizzato desiderio di ‘non avere problemi’, è divenuta elemento distintivo di questa nostra società: viviamo da meri spettatori la violenza gratuita che ci propinano quotidianamente i media. Tuttavia, ciò che accaduto lo scorso week-end evidenzia i pregiudizi che ancora resistono nei confronti della comunità gay. Le reazioni da parte delle associazioni omosessuali sono state immediate. Il presidente dell’Arcigay Roma ha chiesto alla Regione Lazio che riprendano quanto prima le campagne antiomofobia Gay Help line (800.713.713- num. Verde antiomofobia e transfobia), un servizio, questo, a sostegno delle vittime, che offre loro un supporto legale e psicologico per affrontare una denuncia; perché, ha affermato Marrazzo “la nostra città non può permettersi di restare indifferente verso comportamenti di questo tipo”. Anche dal Circolo Mario Mieli giunge la richiesta di una presa di posizione concreta da parte delle Istituzioni. Infatti, in vista della giornata anti-omofobia, prevista per il prossimo 17 maggio, Imma Battaglia, presidente del Dì Gay Project ha sollecitato un incontro tra associazioni e Amministrazione per riprendere il confronto che aveva messo in moto per l’istituzione, a Roma, di un Osservatorio per la divulgazione di campagne di comunicazione e sensibilizzazione.

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Come di consueto non si è fatto attendere il carosello delle dichiarazioni di solidarietà da parte delle Istituzioni nei confronti del giovane aggredito, e la condanna da parte del sindaco Alemanno è stata dura augurandosi che gli autori di questo vile atto “vengano individuati al più presto e puniti come meritano”. Anche il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti ha espresso la sua frustrazione nel constatare di quanto ormai ”non è più possibile neanche salire su un mezzo di trasporto senza correre il rischio di non tornare a casa incolumi con il conseguente senso di angoscia che questo provoca non solo nelle vittime, ma anche nelle loro famiglie e in tutti i cittadini”. Renata Polverini, neopresidente del Lazio, ha voluto esprimere la solidarietà dell’istituzione che rappresenta, garantendo che “nell’ambito delle sue competenze, non farà mancare certamente tutto il suo impegno contro qualsiasi forma di discriminazione e a sostegno di una cultura della tolleranza e del rispetto del prossimo”.

Fin’ora, però, in Italia non esistono leggi che prevedano l’aggravante nel caso di aggressioni motivate dall’odio; sarebbe il caso, come auspica Fabrizio Marrazzo, che “il legislatore affronti la questione per mettere fine a questa diffusa percezione di impunità [agendo] con maggiore impegno contro ogni forma di discriminazione”. La soluzione è l’isolamento della cultura dell’odio e della violenza promuovendo quella del rispetto, della diversità, dell’apertura verso l’altro. Ciò richiede un lavoro di rieducazione partendo dalle scuole fino ad arrivare alla pubblica amministrazione. E forse si potrebbe iniziare da subito con una maggiore riflessione da parte di tanti rappresentanti nelle loro dichiarazioni pubbliche. Questo toglierebbe un po’ d’ossigeno all’intolleranza in quanto molti sono coloro che le interpretano come un incitamento all’aggressione verso il ”diverso”, qualunque esso sia.

Fabienne Bellizzi

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