REGGIO CALABRIA, 27 APR. – Decapitati i vertici storici della Ndrangheta. La polizia ha arrestato stasera a Reggio Calabria il temibile boss della ‘ndrangheta Giovanni Tegano, di 70 anni, inserito dalla Dda nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi del ministero dell’interno, mentre a Melito Porto Salvo è terminata la fuga di Rocco Morabito, figlio del temibile ‘Tiradrittu’, mamma santissima della locale di Africo.

TEGANO SI ARRENDE – Tegano, boss dell’omonima cosca alleata al clan De Stefano, egemone nella città dello stretto, è stato sorpreso nel corso di un’operazione eseguita dalla squadra mobile di Reggio Calabria, diretta da Renato Cortese. Il boss si nascondeva all’interno di un appartamento lussuoso in Località Terreti, e non ha posto resistenza all’incursione del gruppo speciale della Polizia.

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Il ministro dell’interno Roberto Maroni si è congratulato con il Capo della polizia Antonio Manganelli per l’arresto di Tegano che era latitante dal 1993 , condannato all’ergastolo per omicidio e associazione a delinquere di tipo mafioso. Per Tegano, classe 1939, dal 1995 erano state diramate le ricerche in campo internazionale.

La cattura di Tegano, ha sottolineato Maroni “è il colpo più duro che si potesse infliggere oggi alla ‘ndrangheta essendo il numero uno dei ricercati calabresi”.

“FINALMENTE MI AVETE PRESO!” – La sua latitanza è durata solo pochi istanti. Rocco Morabito, infatti, si era dato alla macchia pochi giorni fa, quando riuscì a sfuggire al maxi-blitz compiuto dei Carabinieri nell’ambito dell’operazione “Reale”, che ha portato alla luce gli accordi intrapresi tra la famiglia Pelle di San Luca, le cosche Latella e Ficara di Reggio Calabria e, appunto, i Morabito di Africo.

Rocco Morabito, 50 anni, è il figlio di Giuseppe Morabito, detto u “Tiradrittu”, boss storico della potente locale di Africo, arrestato dal Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri il 18 febbraio 2004. Sulle sue spalle pende un fermo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria per i reati di associazione mafiosa, estorsione e intestazione fittizia di beni.

L’uomo, pregiudicato per associazione mafiosa, porto e detenzione di armi, è ritenuto dagli investigatori erede legittimo e reggente dell’omonima cosca, dopo l’arresto del padre. E’ stato bloccato in tarda serata a Melito Porto Salvo, in via Stadio, non era armato e non ha opposto resistenza e si è limitato ad apostrofare i militari dell’Arma con un’unica frase: “Finalmente mi avete preso!”

Redazione

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