ROSARNO, 27 aprile – Un’inchiesta partita all’indomani della rivolta degli immigrati a Rosarno, ha portato questa mattina all’arresto di varie persone. L’operazione, effettuata dalla squadra mobile, dai carabinieri e dai finanzieri contro il fenomeno del caporalato, ha portato al sequestro di venti aziende e duecento terreni, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, contestualmente all’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 31 persone. Gli investigatori hanno accertato che alla base delle proteste e degli episodi di violenza vi erano le condizioni di assoluto sfruttamento in cui versavano gli immigrati finiti nelle mani di persone che li costringevano a lavorare in condizioni bestiali.

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Delle trentuno persone coinvolte, nove sono state arrestate e portate in carcere, ventuno sono detenute ai domiciliari ed una è stata sottoposta all’obbligo di dimora. Tra le persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare ci sono anche alcuni extracomunitari. Tre di questi, infatti, sono stati individuati e catturati nelle province di Caserta, Catania e Siracusa, dove si erano trasferiti dopo la rivolta avvenuta a Rosarno. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Palmi, hanno portato alla luce un sistema di caporalato collocamento illegale di manodopera clandestina destinata ai lavori in agricoltura. Identificate anche le aziende agricole che utilizzavano la manodopera straniera sottopagandola.

Gli immigrati, inoltre, avrebbero subito anche ripetute minacce. I lavoratori extracomunitari erano costretti, infatti, a lavorare mediamente dalle 12 alle 14 ore al giorno ricevendo un compenso di una decina di euro al giorno. Chi si ribellava subiva ritorsioni e minacce. La rivolta di Rosarno, infatti, fu determinata proprio dal ferimento a colpi d’arma da fuoco di due lavoratori extracomunitari. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno compiuto accertamenti patrimoniali nei confronti degli indagati ed hanno potuto ricostruire la quantità di beni mobili ed immobili ritenuti frutto di illecito arricchimento e, soprattutto, funzionale alla realizzazione delle condizioni di impiego di manodopera in nero. Sono state scoperte anche numerose presunte truffe compiute nei confronti degli enti previdenziali.

Davide De Stavola

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