Simone Montesso e Massimo BarbieroVENEZUELA, 14 APRILE – L’incidente in montagna era l’ipoetesi più accreditata per spiegare la scomparsa dei due italiani, e purtroppo il ritrovamento dei cadaveri in un burrone sembra confermare questa tesi, anche se l’ultima parola spetterà all’autopsia. Lunedì scorso, Simone Montesso e Massimo Barbiero, volontari dell’associazione Giovanni XXIII di Rimini, fondata da don Oreste Benzi, si erano allontanati dalla sede dell’organizzazione, a Merida, per un’escursione.

Giovedì parte l’allarme. Infatti è ormai certo che i due italiani non sono mai arrivati alla casa dove erano diretti. Le autorità venezuelane cominciano subito le ricerche, convinti che la via da battere sia quella della tragica fatalità, più che quella del rapimento.

Ieri le stesse autorità venezuelane hanno avvistato i corpi dei due volontari nel fondo di un burrone, sulle montagne nella Santa Rosa. L’escursione non era della più difficili, ma le piogge degli ultimi giorni hanno reso i sentieri più impervi, rendendo disagevole un percorso fatto di dislivelli e di passaggi a strapiombo sul vuoto.

I corpi non sono stati ancora recuperati, ma le speranze dei famigliari sono del tutto sopite. A rendere possibile l’identificazione, e a fugare ogni dubbio, sono gli indumenti.

Simone Montesso, bolzanese di 23 anni e Massimo Barbiero, veneziano di 37, indossavano pantaloni corti e camicie giallo e rosse, e avevano borse a tracolla. Gli stessi abiti che ricoprono i due corpi che giacciono senza vita nel fondo del burrone, ultima meta di un viaggio che li aveva portati a lavorare nelle case famiglia che ospitano bambini abbandonati e disabili.

Matteo Di Grazia

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