BOLOGNA, 9 FEB. – Come nel migliore dei copioni di mafia, alle rivelazioni scottanti, quelle sui rapporti tra Stato e Cosa Nostra, segue una lettera di minacce; Massimo Ciancimino, teste nel processo contro l’ex generale dell’Arma Mario Mori, ha dichiarato di aver ricevuto una lettera minatoria, ritrovata dai poliziotti sotto casa sua.

“Non ti salverà Bologna, e nemmeno i pm Ingroia e Di Matteo. Siamo gli stessi che sono entrati nella tua casa di Palermo anni fa”, queste le parole esplicite contenute nella missiva. Non è la prima volta che il figlio di “don Vito”, ex potente sindaco di Palermo, legato alla mafia, ha ricevuto minacce: prima la busta con i proiettili nella sua cassetta postale, poi il furto dei verbali del processo di Palermo riguardante il generale Mori, senza scasso. In quel caso, venne aperto un fascicolo a cura del pm Valter Giovannini, lo stesso dove sarà inclusa questa nuova minaccia.

[ad#Adsense 200 x 200 Notizie]Ciancimino dice di essere stato costretto, pressato dalle domande del giudice, a riferire in tribunale di queste minacce, che nemmeno sua moglie ne era al corrente; la sua preoccupazione, ora che resta a Palermo in attesa della fine delle sue deposizioni nel processo, è per suo figlio, e ha detto che chiederà protezione al questore Merolla. La questura conferma l´esistenza della lettera e la relazione di servizio subito presentata dagli agenti in Procura.

Antonio Ricucci