MILANO, 9 FEBB. – E’ circondata da una fitta coltre di mistero la scomparsa di Leo Garofalo, la collaboratrice di giustizia di origini calabresi scomparsa a Milano lo scorso novembre. Trentasei anni, una figlia quasi maggiorenne, la Garofalo nei primi anni Novanta aveva convissuto con Carlo Cosco, il padre della ragazza, l’uomo arrestato dai carabinieri con l’accusa di essere il mandante del sequestro dell’ex compagna tentato lo scorso maggio a Campobasso.

Nel 2002, Lea Garofalo rompe il patto di omertà che vige all’interno delle cosche e inizia a confessare ai magistrati tutto ciò di cui è a conoscenza, a partire dalle vicende legate alla sanguinosa faida che nel 1975 contrappose le famiglie nemiche Garofalo e Mirabelli.

[ad#Adsense 200 x 200 Notizie]Sandro Dolce, pm della Dda del capoluogo calabrese, è il primo a raccogliere le testimonianze della donna e ad ottenere provvisoriamente il programma di protezione.

In qualità di compagna di Cosco, la Garofalo aveva avuto contatto diretto per gli affari di traffici di droga intercorsi tra il fratello Floriano, il suo convivente e il fratello di quest’ultimo. Inoltre, era a conoscenza di alcuni elementi legati ad omicidi avvenuti negli anni ‘90.

Il legale di Cosco, Francesco Garofalo, dice che le accuse rivolte al suo assistito non hanno alcun fondamento dal momento che Cosco e Lea Garofalo sono sempre andati d’accordo, sia prima che dopo la fine della loro relazione. Secondo l’accusa, Massimo Sabatino avrebbe portato a termine il sequestro su mandato di Carlo Cosco. Nel frattempo, si cerca di far luce sulle sorti della donna.

Samantha Chittolina
[ad#Banner Adsense 468 x 60 Notizie]