CROTONE, 05 FEBB.L’ho appreso adesso. Da Facebook. Stavo per andare a dormire. Inquieto per le minacce ricevute dal pm Pierpaolo Bruni, recapitate da un codardo anonimo che per e-mail le ha mandate alla redazione di “il Crotonese”, il mio giornale. A Reggio Calabria hanno incendiato l’auto del giornalista Antonino Monteleone (nella foto a desta), un giovane professionista d’immenso coraggio e valore, da sempre impegnato a raccontare affari e reati di criminalità e poteri forti. Uno che fa inchiesta vera, che ha sempre la notizia, che segue e conosce processi molto importanti; a Marcello Dell’Utri e ad Antonio Bassolino, giusto per dare dei riferimenti.

Perché dice la verità, Antonino è stato riempito di querele, e ogni volta ha vinto. Non ha mai avuto paura e non ne avrà.

Non posso credere che la Calabria sia questa, che chi scrive, chi indaga per sconfiggere la mafia, il male peggiore del Mezzogiorno e dell’Italia, venga intimidito con tale facilità. No, non posso. Ora dobbiamo muoverci e si deve muovere lo Stato.

In questo momento, voglio che facciamo quadrato attorno ad Antonino, che lo proteggiamo con l’informazione e l’intervento collettivo, martellante.

Il vigliacco che ha usato questa violenza deve sapere, come il suo sporco mandante, che siamo con Antonino, che non è e non sarà mai solo. Deve sapere che noi siamo più forti di loro, che per imporsi hanno bisogno di armi e rifugi. Soprattutto dobbiamo reagire con la parola, coinvolgendo tutti i nostri amici, la stampa, l’opinione pubblica. Perché Antonino è la voce della Calabria bella, della Calabria che non tace, dell’informazione con la maiuscola.

Antonino Monteleone deve essere tutelato. Diversamente, sarà una nostra sconfitta.

Emiliano Morrone

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