Tacchi a spillo(A cura di Nicola Sorrentino) – In merito ai fatti di violenza sessuale ai danni di una ragazzina di 12 anni per mano di ragazzi poco più grandi di lei, il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza, che condanna i genitori a un risarcimento dovuto a una mancata educazione verso i propri figli. 450.000 euro per la povera ragazza.

La sentenza dice che l’educazione non riguarda soltanto il seguire delle regole per vivere bene in società, ma interessa anche il ramo delle relazioni, del faccia a faccia, di come comportarsi quando si a a che fare con altri individui, nelle relazioni sia di sentimento che di sesso.

I genitori dei “colpevoli” hanno provato a sensibilizzare la sentenza, ricordando e mostrando i buoni voti a scuola dei ragazzi, le presenze a corsi di educazione sessuale, al rispetto delle regole imposte in famiglia, il rientro a casa entro determinati orari e il mancato interesse, seppur iniziale, verso il genere femminile. Tutte buone raccomandazioni ma che sembrano più avvertimenti generici, per di più non entrati perfettamente nel meccanismo mentale dei ragazzi, i quali sembrano aver appreso determinate norme solo superficialmente, o forse proprio per niente.

Dall’altra parte invece abbiamo una ragazzina, provata e devastata psicologicamente, un freno alla sua crescita, l’abbandono dalla scuola, comprensibile dato che la violenza è avvenuta più volte. Ci chiediamo però se i colpevoli siano soltanto i genitori: poco incisivi o presenti nel percorso di crescita dei loro figli, verso il quale nulla può essere ignorato o lasciato al caso.

Ebbene la colpa è da dividere. I ragazzi sono anche figli di un sistema educativo completamente allo sbaraglio e fuori controllo. La scuola in primis non segue un percorso che possa impartire quelle che sono le vere nozioni per vivere nel mondo di oggi e come rapportarsi con la società. Non è tramite lezioni accademiche, l’imparare a disegnare o a semplici esercizi di gruppo che un ragazzo comincia a inserirsi nel meccanismo sociale. Serve ben altro. Rimangono genitori che sgridano i loro figli, maestre che impartiscono punizioni, abbassano qualche voto, ma a livello pratico c’è davvero poco. Senza basi concrete, quelle che servono a sopravvivere fuori dagli enti scolastici o pubblici, episodi come questi della ragazzina “violata” saranno sempre di più, altro che risarcimento in denaro. La dignità umana non ha prezzo, sia chiaro. Si cominci a lavorare da subito, dal basso, dall’inizio e in modo concreto.