Omicidio ComoCOMO, 04 FEBB – Agghiacciante dichiarazione dell’armiere Arrighi. Non più un movente economico ad aver scatenato l’ira di Arrighi. L’armiere depone davanti al giudice la ricostruzione che lo ha spinto all’omicidio: “Signor giudice, quando ho sentito quella frase sulla mia famiglia, non ci ho visto più. E ho sparato…”.

“Ho detto al Brambilla che non stava rovinando solo me, ma anche mia moglie e le mie figlie. Lui mi ha risposto: ‘Bello, di tua moglie e delle tue figlie non me ne frega niente!’. Poi è successo tutto”. Dichiarazione shock rilasciata, integralmente, durante due interrogatori: il primo sostenuto da Arrighi negli uffici della questura di Como, davanti al pm Antonio Nalesso e all’avvocato difensore Ivan Colciago e dal quale è scaturito il fermo dell’uomo. L’armiere, incensurato, consulente della procura, amico di tanti poliziotti e carabinieri, racconta con estrema lucidità e chiarezza senza tralasciare alcun dettaglio. Un interrogatorio fitto, durato due ore, e tutto scritto a verbale. Durante l’ interrogatorio, Arrighi scagiona suo suocero Emanuele La Rosa. Quest’ultimo sottoposto anche a stato di fermo, solo per distruzione di cadavere e non per omicidio.

L’ inchiesta, però, prosegue concentrandosi particolarmente sui rapporti tra Arrighi e Brambilla. Secondo gli inquirenti sarebbe la chiave per il movente del delitto. Arrighi cerca di definire la loro conoscenza in questo modo: “Conoscevo il Brambilla perché in passato era stato mio cliente. Verso settembre si è ripresentato da me e pareva che fosse al corrente delle difficoltà economiche che sto attraversando. ‘Non capisco come un negozio come questo, nel centro di Como, non riesca a sfondare’ e si è proposto di aiutarmi nella gestione”. Arriva un primo aiuto pari ad un prestito di 70/80 mila euro. Da quel momento la presenza di Brambilla sembra essere sempre più insistente nella vita di Arrighi, secondo la dichiarazione dell’imputato. Racconta l’ armiere: “Era un incubo. Mi telefonava anche 10-15 volte al giorno, mi impartiva ordini, voleva spadroneggiare”. Finché Brambilla propone ad Arrighi di diventare socio dell’armeria per la quota del 99 per cento. Il negozio di Arrighi è una storica armeria di famiglia, con esercizio attivo dal 1938. Agli Arrighi non sarebbe rimasto assolutamente nulla.

Nella deposizione l’armiere spiega: “La lite si è accesa, ho visto il Brambilla che metteva mano alla cintola, temevo mi stesse sparando. Poi ha pronunciato quella frase sulla mia famiglia. Si è girato e ha fatto due passi verso il retro. Ho preso una calibro 22 dal tavolo e gli ho sparato due colpi alla nuca”. Arrighi depone davanti al giudice la sua agghiacciante verità, spiega senza nulla tralasciare l’incosciente gesto e tutta una serie di azioni, che ne seguono, senza una logica o una speranza. La sequenza è ripresa anche dalle telecamere del negozio. La Polizia e la Procura, intanto, stanno esaminando e confrontando la confessione di Arrighi con alcuni elementi oggettivi assenti nel verbale.

Rita A. Cirelli