Marco Castoldi alias Morgna( a cura di Antonio Del Prete ) Sono ancora all’inizio del mio percorso di recupero dalla tossicodipendenza, ma voglio farcela, prima di tutto per mia figlia, poi per la musica che è la parte migliore di me. Con queste parole Marco Castoldi, in arte Morgan, si confessa dalle frequenze di RTL 102.5, intervenendo nella trasmissione “Radio Gioventù”, condotta da Pierluigi Diaco.

Il cantante, “traumatizzato” dall’esclusione sanremese, tenta, insomma, il tutto per tutto per “riprendersi” quella che doveva essere la sua rinascita musicale. E qualche spiraglio pare esserci, a dispetto del clamore suscitato dal caso e della solerzia con cui la RAI ha sbattuto la porta in faccia all’ex giurato di “X Factor”.

Intanto i commenti sulla vicenda continuano a rincorrersi. D’altronde, l’intervista rilasciata alla rivista Max da Morgan coinvolge, per forza di cose dato il contesto, la società, il mondo dello spettacolo e la politica. Se il centrodestra plaude alla decisione della Tv pubblica, Adinolfi, blogger ed esponente del PD, la boccia come ipocrita. Dello stesso avviso Claudia Mori, moglie del “molleggiato” e compagna di avventura di Castoldi nell’ultima edizione del talent show di Raidue: “Non mi piace tutta questa alzata di scudi che dà molto l’idea dell’ipocrisia, e poi non serve fatta in questa maniera. Non c’è dietro un ragionamento”. Don Gelmini, per il quale si tratta comunque di un provvedimento inutile, propone addirittura di sostituire Morgan con un ragazzo della sua comunità di recupero: “Non a cantare ma per dire a tutti che la droga fa male, crea dipendenza ed è morte. E comunque da essa si può uscire”.

Prescindendo da valutazioni filosofiche sull’esistenza della libertà di drogarsi, e senza scomodare la Costituzione in materia di libera manifestazione del pensiero, occorre tuttavia porsi qualche interrogativo. E’ ipocrita escludere da una competizione canora un tossicodipendente (o ex) quando vi partecipano altri tossicodipendenti (o ex) ? Sì, lo è. Poteva la RAI evitare di prendere un simile provvedimento nei confronti di un idolo (e modello) dei giovanissimi a pochi giorni dal festival, compromettendo così la sua immagine ? No, non poteva. Accettare la partecipazione di Morgan nonostante il caos suscitato dalle sue dichiarazioni avrebbe significato, infatti, condividere, avallare o quantomeno legittimare il suo (smentito da lui, ma confermato dal direttore di Max) drug pride.

E allora ? Il punto non è tanto la tossicodipendenza del cantante, ma il messaggio da lui promosso (volutamente o meno), amplificato e sostenuto dalla prospettiva sanremese. Allora, se si cerca il successo esasperando la trasgressività del proprio personaggio, bisognerebbe anche pensare a quanti, spesso giovanissimi, affascinati dal trucco e dalle paillettes, cadono nell’emulazione senza che ad attutirne il tonfo ci siano soldi e fama.

Redazione