Proteste per il caso CrisafulliPALERMO, 02 FEBB. – Il triste racconto che ha come protagonisti la famiglia Crisafulli continua ad andare avanti. Pietro, nel corso della trasmissione televisiva Uno Mattina, ha dichiarato che trasmetterà, dopo l’eventuale morte del fratello Salvatore, un video in cui egli dichiara (attraverso il movimento degli occhi che viene decodificato da un apposito macchinario): «Non ce la faccio più, voglio morire con l’eutanasia».

La tragica storia ha origine quando Salvatore cade in coma dopo un incidente stradale, stato dal quale si risveglia, ma paraplegico.

L’uomo, grazie all’attività dei familiari, diventa emblema della vittoria della vita sulla morte e, quando scoppia il caso Englaro, del rifiuto del ricorso all’eutanasia.

I familiari di Salvatore, così, hanno aspettato per anni che fosse mantenuta la promessa di un piano di assistenza personalizzato che potesse svolgersi anche al domicilio, ma questa promessa, purtroppo, non è stata mai rispettata.

Il dolore, la stanchezza, la rabbia contro le istituzioni e la chiesa cattolica hanno spinto, pertanto, la famiglia Crisafulli ad invocare, anch’essi, l’eutanasia. E così, proprio coloro i quali per anni si erano posti da esempio contro i molti che, a gran voce, richiedevano l’esplicita ammissione ex lege della praticabilità dell’eutanasia, sono, oggi, diventati simbolo della resa.

Pietro, puntando il dito contro il governo che «rianima e abbandona le persone» e contro la regione che, dice, «non ha fatto nulla», ha confermato «la partenza per un centro specializzato per l’eutanasia in Belgio domenica prossima».

Ha ulteriormente ribadito che «la decisione è stata presa» e che «soltanto l’avvio di un servizio completo di assistenza ospedaliera, ma a casa di Salvatore» potrà fermare il «viaggio della morte».

Dinnanzi le telecamere, poi, ha spiegato che molte delle difficoltà nell’assistere l’uomo dipendono da un incidente che ha colpito un altro fratello e, quindi, dal venir meno di una parte del supporto.

Una nuova provocazione, ma importante perché svela lo stato in cui sono abbandonate le famiglie di questi malati, le quali sono spesso lasciate da sole, nella più completa indifferenza, laddove poi, quando scoppiano casi come quello della povera Eluana, proprio quelle sorde istituzioni non smettono di sostenere a gran voce la contrarietà all’eutanasia.

Valeria Castellano