Bologna è bella da qualsiasi punto di vista la situazione voglia guardare. Anche l’ occhio più critico riuscirebbe a scorgere la bellezza in ogni angolo. Meta di turisti ed intenditori enogastronomici per definizione però, il capoluogo emiliano nasconde dei segreti. Ad onor del vero più che di segreti si potrebbe parlare di curiosità, sette, come i nani di bianca neve o i vizi capitali. Sette caratteristiche di Bologna che, scommettiamo, nemmeno i residenti conoscono. Eccole.

Le tre frecce conficcate sul soffitto del portico. In Strada Maggiore, proprio all’Ingresso di Corte Isolani, capita spesso di vedere gente con il naso all’insù: guardano le frecce conficcate nel legno di un antico portico, sulle quali si narra una leggenda che racconta di tre briganti intenzionati a colpire a morte un signorotto bolognese, ma distratti poi da una bella fanciulla che stava nuda alla finestra. Morale: sbagliano la mira e le frecce finiscono sul soffitto del portico in legno.

Il voltone del Podestà e il “telefono senza fili”. Nessuno stupore se passando sotto il voltone di Palazzo del Podestà si scorgono persone di spalle intente a parlare nei quattro angoli sotto la torre dell’Arengo: il fatto curioso è che i suoni vengano trasmessi da un angolo all’altro. La spiegazione di tale fenomeno? Questo ‘canale’ di comunicazione a distanza così discreto era stato architettato in epoca mediavale per far confessare i lebbrosi.

La finestrella sulla piccola Venezia.

A Bologna c’è una “Little Venice”. La si vede guardando dentro una piccola finestrella che da via Piella (una traversa di via Augusto Righi) che affaccia su un canale, quello rimasto fra i tanti che nel XII secolo, venivano usati per la navigazione mercantile. Visto il romanticismo dato da questo scorcio inaspettato (che perde molto nei periodi di secca) il muro attorno alla finestrella è stato riempito da cuori disegnati, frasi d’amore e persino da qualche lucchetto in stile Moccia.

“Panis vita, canabis protectio, vinum laetitia”, ovvero: “Il pane è vita, il vino è allegria, la cannabis è protezione”. Questa scritta, che fa riferimento alla ricchezza che la coltivazione della canapa ha portato a Bologna la si trova in via Indipendenza, quasi all’angolo con via Rizzoli, sotto la Torre Scappi, sulla volta del Canton de’ Fiori.

Il dito della statua del Nettuno che diventa un fallo in erezione.

La bella fontana che con la sua imponente statua dà il nome alla piazza davanti a Salaborsa nasconde un simpatico effetto ottico che consente (se ben posizionati nei pressi della scalinata della biblioteca: ci sarebbe addirittura una mattonella più scura a indicare il punto giusto) di vedere non più l’indice del dio del mare, bensì il fallo in erezione dello stesso Nettuno. Uno scherzo di Giambologna?

Quel vaso rotto sulla Torre degli Asinelli. Proprio in cima alla Torre degli Asinelli, sulla quale gli universitari più scaramantici non salgono fino al raggiungimento della laurea (si dice che chi sale non si laurea) c’è un vaso, un vaso rotto che simboleggia le buone qualità di Bologna nella risoluzione dei problemi.

Bologna la Dotta (oltre che ‘la Grassa’): sul tavolo della sede dell’Alma Mater Studiorum di Bologna (a Palazzo Poggi) c’è la scritta: “Panum resis”, che indicherebbe che la conoscenza sta alla base di tutte le decisioni.“