BARI, 23 AGOSTO – E’ espiato immerso in una pozza di sangue, sembra nel giro di quattro-cinque minuti, don Francesco Cassol, il parroco di Longarone ucciso per un errore fatale da un cacciatore di cinghiali la notte tra sabato e domenica scorsi nelle campagne della Murgia barese.

Lo ha accertato l’esame autoptico compiuto dal medico legale Gianfranco Divella alla quale ha assistito il consulente di fiducia della famiglia Cassol Alessandro Dell’Erba. La pallottola – secondo quanto riportato dal report medico – è stata sparata rasoterra da una distanza di una trentina di metri, ha perforato e ha devastato l’addome del parroco provocandogli una vasta emorragia interna. L’ogiva è poi uscita dal corpo e non sarebbe stata ritrovata, a differenza del bossolo che è stato rinvenuto nel luogo in cui è stato sparato il proiettile con un fucile automatico. Il medico legale – a quanto si è saputo – sta valutando se il proiettile possa essere stato deviato da una pietra.

LA CONFESSIONE – Ha vuotato il sacco il cacciatore che sabato notte ha ucciso con un colpo di fucile don Francesco Cassol. Si chiama Giovanni Ardino Converso, ha 51 anni, ed è originario di Altamura (Bari). Lo confermano i carabinieri del comando provinciale di Bari.

All’uomo e ad altri cacciatori, già ieri sera, era stato sequestrato il fucile da caccia per procedere agli accertamenti balistici. Converso era anche stato portato in caserma per essere ascoltato. La sua versione dei fatti – viene sottolineato – non aveva pienamente convinto gli investigatori, anche perché sul suo volto erano impressi i segni di varie escoriazioni e contusioni dovute ad una caduta che l’uomo diceva di aver fatto qualche giorno prima. Quindi, il cacciatore era stato rilasciato ma stamani, in compagnia del suo avvocato, ha deciso di costituirsi ai carabinieri e di confessare i fatti.

INDAGATO,CREDEVO SPARARE A CINGHIALI – “Credevo di sparare a un branco di cinghiali”: lo ha confessato Giovanni Converso, 51 anni, al pm e agli inquirenti cui ha confessato di aver sparato l’altra notte sull’altopiano della Murgia uccidendo don Felice Cassol, parroco a Longarone (Belluno). Il cacciatore, secondo la versione verbalizzata dagli inquirenti, si è recato verso la mezzanotte in località ‘Pulo’, nel territorio di Altamura, con la propria autovettura per la caccia del cinghiale, nonostante questa sia in questo periodo non consentita.

Massimiliano Riverso