TARANTO, 10 FEBB. – Gavino Ledda nel 1975 scrisse Padre Padrone, un romanzo autobiografico incentrato sulla vita da ragazzo dello scrittore e sul rapporto conflittuale con il padre autoritario. Ma se Ledda è riuscito brillantamente a sottrarsi dalla morsa soffoccante dell’ austero genitore, la cronoca di questi giorni ci porta a riflettere sulle conseguenze estreme di questi equlibri familiari tanto delicati.

A Rocca Forzata, un paesino in provincia di Taranto, Michele Nicolardi, un ragazzo di 30 anni laureando in Ingegneria, ha cercato la più brutale delle soluzioni al malessere che il giovane ha confessato di vivere a causa del genitore. “Mi sacrifico io”: ecco le parole pronunciate dal Nicolardi prima di attuare il piano premenditato di uccidere il padre Biagio, 54enne sottoufficiale della marina in pensione.

[ad#Adsense 200 x 200 Sport] Accecato da una agghiacciante razionalità, il ragazzo ha, prima, stordito il padre versandogli il contenuto di una boccetta di antidepressivi nel piatto di minestra, poi, con il pretesto di accompagnare il genitore nella camera da letto per farlo riposare, lo ha freddamente colpito con un coltello alla gola e all’ addome. I tentativi di ribellione del Sig. Biagio a nulla sono valsi contro la furia omicidia del figlio, “stanco”, stando a quanto dichiarato al pubblico ministero Ida Perrone e ai carabinieri,”delle continue umiliazioni e vessazioni” a cui il padre lo sottoponeva dinanzi alla madre e ai fratelli. Avvenuto il patricidio,poi, il ragazzo si è lavato le mani, ha posto l’ arma del delitto accanto al letto e ha vegliato sul corpo inerme del padre fino all’ arrivo delle forze dell’ ordine, precedentemente contattate dal fratello, alle quali ha subito confessato : “Era un padre padrone. L’ ho ucciso io.”

Florinda Gargiuoli

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