MILANO, 8 FEBB. – Sono statti trovati 23 proiettili davanti al teatro Oscar di Milano, ove doveva andare in scena lo spettacolo “L’apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe”, scritto da Dario Fo. Un avvertimento in tipico stile mafioso, come confermato anche da Antonio Di Pietro, il cui scopo era quella di intimidire Giulio Cavalli. L’attore, nonché regista, è l’autore di “Do ut des”, opera in cui mette in ridicolo i mafiosi, e di “A cento passi dal Duomo”, in cui svergogna le trame mafiose in Lombardia.

Giulio da sempre si è battuto attivamente affinché fosse diffusa una maggiore comprensione delle attività delle organizzazioni criminali di stampo mafioso; non soltanto recita, ma racconta, informa.

Principalmente cerca di svelare la presenza criminale anche nelle aree settentrionali, ove, diversamente, il problema mafioso è sempre stato considerato come qualcosa da mettere in secondo piano. Gli interessi economici, gli investimenti nelle attività imprenditoriali, la contiguità di uomini d’affari e politici, queste le tematiche a lui più care.

Ultimamente, poi, l’attore si era anche candidato alle elezioni regionali come indipendente nell’Italia dei valori.

[ad#Adsense 200 x 200 Notizie] Cavalli è una voce scomoda (l’anno scorso Giampiero Fiorani tentò, senza successo, di bloccare il suo spettacolo sull’epopea della Bpl) ed è per questo che , dal 2006, è sotto scorta. Infatti, più volte ha subito minacce: lettere anonime; scritte sui furgoni della sua compagnia; una bara disegnata sul muro del teatro Nebiolo di Tavazzano, che Cavalli dirige; un proiettile davanti la sede milanese dell’idv, 48 ore dopo la sua candidatura, e, davanti la filiale scelta per il conto corrente elettorale, un volantino minatorio in cui si sosteneva che quella banca fosse controllata dalla mafia.

Il Nobel Dario Fo si dice «terribilmente sorpreso. È incredibile che a Milano succedano cose così».

Subito dopo la scoperta dei proiettili, sabato pomeriggio, la Digos ha sconsigliato all’attore di andare in scena. Lui si è detto d’accordo, ma sul palco è salito lo stesso, esternando il suo stato d’animo: «Avrei voluto vederli questi omuncoli mentre gettavano a terra la loro viltà, scambiandola per coraggio». Poi, ha promesso: «Continuerò a pretendere da me stesso e dagli altri che il diritto-dovere di lavorare mi sia garantito […] se accade a un attore fa rumore, ma in Lombardia ci sono imprenditori, artigiani, operai che non possono fare il loro lavoro. E questo è inaccettabile»

Alla domanda “cosa da fastidio dei suoi spettacoli?”, risponde: «credo sia una cosa più ampia: le mie collaborazioni con i sindaci antimafia, con i magistrati con cui scrivo i miei testi. Poi ovvio che, in una regione dove il negazionismo sulla criminalità organizzata ha fatto comodo a moltissima gente, questi spettacoli siano ritenuti ‘pericolosi’. Perché il pubblico viene a sentirci, ci appoggia, anche se fa meno rumore dei quattro vigliacchi che continuano a fare gesti di questo tipo».

Valeria Castellano

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