MILANO, 08 FEBB. – E’ notte, il Leoncavallo pullula di giovani. Nella folla non c’è la solita gente che frequenta il centro sociale e sono tutti in attesa nella kilometrica fila che si è creata per entrare. Siamo al Mi Ami Ancora, l’evento organizzato dall’associazione Rockit, che si occupa della promozione di musicisti emergenti.

Una volta acquistato il biglietto, siamo dentro. Nella sala grande ci sono numerosi stand che vendono di tutto e sul palco Hormonauts, Comaneci, Dj Gruff, Krisma, Moltheni e tutte le altre band italiane si alternano a suonare. I ragazzi ballano e pogano sotto le casse.

[ad#Adsense 200 x 200 Notizie] In un’altra stanza ci sono persone sdraiate sulle amache montate per l’occasione, alcuni leggono libri, mentre altri si rilassano ascoltando la musica che viene dal vicino palco. Sullo schermo, intanto, la mano di un disegnatore tratteggia su un foglio bianco il volto di un giovane punk.

E’ la festa della musica, ma intanto, fuori, non si ride e non si balla. Già intorno alle 2 di notte gli ingressi vengono chiusi. Non entra più nessuno. La gente, già esausta dalla fila che dura quasi un’ora, è costretta ad aspettare. Molti hanno comprato il ticket a prezzo dimezzato, ma non serve, le porte sono chiuse.

Il caos scatta quando il cancello che blocca l’ingresso nel cortile interno si apre per far uscire il furgone di un gruppo di artisti. La gente prova ad entrare superando la sicurezza, ma i mastini del leoncavallo non tardano a cacciare i manganelli.

Un giovane con la testa rasata viene accerchiato da un gruppo di persone addette alla security che lo iniziano a picchiare, causandogli una contusione al cranio.

Dentro nessuno si accorge e nessuno sa di ciò che sta accadendo fuori. La festa continua indifferente.

Non è la prima volta che eventi simili accadono al leoncavallo. Lo scorso fine settimana al concerto dei 99 Posse un extracomunitario era stato svegliato a calci dai buttafuori. Il 14 novembre 2009, invece, un ragazzo è stato accerchiato da 3 o 4 della sicurezza che lo hanno massacrato a calci e pugni e, quando alcuni suoi amici sono intervenuti per sedare la rissa, un giovane è stato colpito dal manico del manganello proprio sul cranio ed altre due ragazze avrebbero subito minacce con pistole elettriche.

Accadimenti assolutamente spiacevoli in un contesto come quello di un centro sociale, ove la libertà, il rispetto e la democrazia sono valori che dovrebbero regnare. Un accadimento che fa perdere la parola “sociale” alla parola “centro”. Insomma, eventi che snaturano lo spirito e gli ideali che dovrebbero governare in un posto simile.

Un connubio di dolce e amaro, di bello e brutto, quindi, il Mi Ami Ancora 2010 nella cornice del più famoso spazio pubblico autogestito di Milano.

Abbiamo intervistato il musicista Umberto Giardini (Moltheni). Per lui, tornare a suonare nel capoluogo lombardo, città dalla quale è cominciata le sua carriera negli anni ’90, è un tuffo nella sua giovinezza, nel ricordo delle “sbornie”, della grande ispirazione che aveva.

Adoro Milano che per me è la città per eccellenza, almeno in Italia” – dichiara Umberto – “tornare a Milano è sempre molto importante per me, non a caso lo faccio capitare almeno una volta al mese”.

Quanto allo spazio che ospita l’evento, dice, “essere a Leoncavallo è un modo per sentire da vicino un certo ambiente anarchico che mi è sempre appartenuto, nel sangue direi. Essere qui è per me bellissimo”, ma aggiunge, ”di questo posto ho una grande stima. Anche se oramai e’ un luogo comune denotare un certo snobismo da parte di chi incontri all’interno di esso, qui chi lavora, vive, e porta avanti il progetto non ride e questo e’ un grosso limite. I centri e gli ex centri sociali o a chiaro carattere popolare dovrebbero essere colmi di gente ospitale e sorridente; ma in Italia così non è. Questo presupposto mi tocca e mi delude moltissimo” – e conclude – “tuttavia, io sarò sempre dalla parte del leoncavallo, nonché di quei posti che hanno scritto la storia sociale del nostro paese”.

Valeria Castellano

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