BOLOGNA, 22 MARZO – ”Apprendo con profonda tristezza la notizia della scomparsa del maestro Tonino Guerra, insigne figura della cultura italiana ovunque riconosciuta ed apprezzata per la personale impronta creativa e il sempre intenso e coerente impegno civile”, questo, parte del messaggio che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato alla signora Dora Guerra.

“Ha saputo essere un faro, un punto di riferimento nel coniugare tradizione e curiosità intellettuale che guarda al futuro, appassionato e legato alla nostra terra, orgoglio per noi e per l’intero Paese” sono le parole con cui Errani, il Presidente della Regione Emilia Romagna, ricorda Tonino Guerra

“Tonino era una persona straordinaria, una persona capace di attraversare quasi un intero secolo della cultura italiana riuscendo a dare un contributo originale in mille campi, uno dei nostri intellettuali più conosciuti ed apprezzati al mondo” commenta Veltroni “Se ne è andato un genio, un poeta, una persona dolcissima”, conclude.

TONINO GUERRA: LA BIOGRAFIA

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Tonino Guerra era un maestro elementare, quando nel 1943 venne deportato in Germania nel campo di concentramento di Troisdorf. Qui, per intrattenere i compagni di prigionia, si mise a raccontare storie come si faceva nelle campagne della sua Romagna accanto al fuoco. E cominciò a scrivere poesie in dialetto romagnolo. Dopo la guerra, si laureò in pedagogia all’università di Urbino, dove lo notò e incoraggiò Carlo Bo, che lo aiutò a pubblicare la sua prima raccolta I scarabocc. Divenne quindi membro di un circolo di poeti, E circal de giudeizi (il circolo della saggezza) con Raffaello Baldini e Nino Pedretti.

Ma è l’attività di sceneggiatore, iniziata con il trasferimento a Roma nel 1953, che Guerra raggiunge la fama. Con Antonioni firma L’avventura (1960), La notte (1961), L’eclisse (1962) e Deserto Rosso (1964). In contemporanea con quest’ultimo collabora a Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica, con cui nel 1970 realizza anche I Girasoli. I suoi capolavori, però, li firma con Fellini: Amarcord, nel 1973, e dieci anni dopo E la nave va. Lavora anche con Angelopoulos, Mario Monicelli, José Maria Sanchez e Wim Wenders. Negli anni ‘80 tornò in Romagna, dove, oltre a continuare la sua produzione poetica, si diede all’architettura del paesaggio, disegnando fontane, piazze e scalinate per i paesi della sua terra.

Si dedicò anche alla pittura e alla creazione di installazioni artistiche da lui ribattezzate I luoghi dell’anima, tra i quali L’Orto dei frutti dimenticati, Il Rifugio delle Madonne abbandonate, La Strada delle meridiane, Il Santuario dei pensieri, L’Angelo coi baffi, Il Giardino pietrificato, L’albero della memoria. Lascia una produzione culturale sconfinata che ha profondamente inciso nella cultura del nostro Paese.

Alessandra Massagrande