BOLOGNA, 4 MARZO – “Mi viene in mente una tua canzone, Il Cielo, dove dicevi che la terra finisce e comincia il cielo. Oggi è il tuo compleanno ed oggi lo stai festeggiando con la tua mamma. Gianni Morandi ha parlato di uno scherzo, ma quale scherzo? Per un momento mi sono illuso che potesse essere veramente uno scherzo. Ci ha lasciato in un modo inatteso e inaspettato come era Lucio, siamo tutti più tristi. Più soli. Però sappiamo che Lucio non vuole questo, tutta Bologna ti vuole bene. Tu hai amato tutti e questo popolo ti capisce, dai primi agli ultimi. Proprio gli ultimi quelli che tu hai più amato. Bologna ha perso un figlio vero che rivestiva di Bologna a parte l’aspetto schivo, ma quella sottile ironia, quella profondità, che da dove veniva se non da Dio? Abbiamo perso un grande amico, Lucio, tu sei in una liturgia celeste, noi siamo qui e per te imploriamo il Signore e lo facciamo molto volentieri. Anche quelli che non hanno il dono della fede lo fanno e le letture di oggi ci inducono a queste riflessioni. La prima lettura, la Genesi 22, parla del sacrificio. Il sacrificio cosiddetto di Abramo, una celebrazione cara alle grandi religione monoteiste, lo stesso Cristianesimo che poi lo ha portato nel venerdì Santo e l’Islam stesso lo pratica. E nel sacrificio Dio è crudele? Ma come? Mi chiede il sacrificio di quel figlio che ho desiderato, riflette Abramo? Beh, sacrificalo, offrilo dice il Signore. Ed Abramo si incammina. Ma Dio è crudele? No. Dio non è crudele, Dio lo ha messo alla prova per provare la sua fede”.“Lucio con la parola, con la musica, lasciava scolpito nelle nostre anime la profondità di Dio. Lucio scavava nei miei occhi quando parlavamo. Non voglio paragonarlo a Cristo, ci mancherebbe, però in questo mondo così rumoroso, così assetato dove tutti parlano e tutti vogliono farsi vedere, Lucio trasmetteva serenità. Nessuno ascolta, nessuno medita. Lui lo faceva. L’insostenibile leggerezza dell’essere questo era Lucio”.

Emanuele Ambrosio