ROMA, 28 FEBBRAIOCarlo Petrini, fu il primo a smentire la tesi del suicidio del calciatore del Cosenza Donato Bergamini. A distanza di 10 anni la sua tesi trova conferma nella decisione da parte della procura di Cosenza di riaprire il caso del calciatore, trovato morto la sera del 18 Novembre 1989 a Roseto Capo Spulico (CS) lungo la statale 106 nell’alto jonio Cosentino.

Non sarà neanche questo a far tremare il calcio” racconta Petrini oggi gravemente malato, probabilmente a causa delle sostanze dopanti somministrategli negli anni e di cui esso stesso a più volte raccontato. “Bergamini è morto, perché dopo essere entrato in un giro di droga ha deciso di uscirne , e quando ha solo accennato di tirarsi fuori ha firmato la sua condanna a morte”. “Molti sapevano“, ribadisce l’ex calciatore e scrittore, “ma tutti hanno taciuto, impossibile credere che Padovano, suo compagno di squadra e amico non sapesse“. Poi rincara la dose: “Gli sviluppi della vicenda Padovano, onfermano quello che io avevo detto e scritto ne il calciatore suicidato”. Padovano infatti è stato condannato il 12 ficembre 2011 dal tribunale di Torino a 8 anni e 8 mesi per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.

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Le società e gli sportivi hanno cercato di nascondere il più possibile la realtà, ma il mondo del calcio non è esente da vizi , ma prima o poi lo scandalo esplode e prima o poi si ammetterà la presenza di giocatori omossesuali nel calcio. Ma gli italiani sono troppo maschilisti per accettare l’idea che i giocatori di calcio possono essere gay”.

Ivan Avolio
Redazione Sport