BOLOGNA, 30 NOVEMBRE – L’Ecstasy è una sostanza della famiglia delle metanfetamine. Dona effetti eccitanti e blandamente allucinatori a chi la utilizza. La sua natura è sintetica ma i suoi componenti provengono comunque da sostanze naturali come gli olii essenziali di sassofrasso, noce moscata, e vaniglia.

Fu sintetizzata nei laboratori tedeschi della Merck nel 1912. Il vero utilizzo però, iniziò dopo il secondo conflitto mondiale, in piena guerra fredda, quando le forse statunitensi la sperimentarono assieme alle altre sostanze psicotrope come LSD,  per tranne un qualche utilizzo bellico o spionistico.

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Negli anni ottanta fu utilizzato e prescritto in campo medico per la cura di diversi stati ansiogeni e di eccessivo stress. Il suo successo come sostanza stupefacente è però iniziato alla fine degli anni 80 quando ha cominciato a spopolare nelle discoteche e nei rave party.

Le pasticche, le polveri ed i cristalli, spacciati come ecstasy in questi contesti però, sono spesso tagliati con altre sostanze difficilmente individuabili, che portano con se altri effetti sgraditi o pericolosi, e che la rendono in qualche caso specifico mortale.

Pur non avendo la capacità di far sviluppare dipendenza, la sostanza è al diciottesimo posto tra le droghe più pericolose.

I danni che può provocare hanno diversa natura, i più significati restano quelli legati al livello cerebrale per l’utilizzo sul lungo termine. Possono invece provocare problemi epatiche anche alla prima assunzione.

L’Ecstasy ha una dura lezione da insegnare a chi ne fa uso, meglio lasciare stare ciò che non si conosce.

Luca Brandetti