AGRIGENTO, 30 NOVEMBRE – Non solo si trattava di un viaggio della speranza verso una concezione di libertà vera, ma quel viaggio si trasformò in un vero e proprio viaggio dell’orrore, dove dalla religione e dal culto si trae solo il male.

Cinque immigrati sono stati arrestati – altri tre sono ancora ricercati – dalla Squadra mobile di Agrigento, in collaborazione con gli uffici di Cosenza, Enna e Salerno, e accusati di omicidio plurimo doloso, pluriaggravato da motivi abietti e futili e dalle circostanze di tempo e di luogo ai danni di altri migranti di diverse nazionalità.

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Era lo scorso 4 agosto, quando un peschereccio, proveniente dalla Libia, e con a bordo 400 persone, si era fermato per avaria nei pressi di Lampedusa. Un gruppo di ghanesi, a bordo del peschereccio, tira fuori del cibo, in precedenza nascosto. Da qui iniziano gli scontri di una violenza assurda, derivanti, soprattutto, dalla differenza di etnia presente sul peschereccio. Secondo alcune testimonianze raccolte, “Alcuni uomini, il cui capo era nigeriano, hanno iniziato a fare dei riti,  a dire delle preghiere, e secondo il loro rito avevano scovato tra di noi colui che aveva portato l’influsso negativo da cui era derivato il blocco del motore”.

Secondo le ricostruzioni, questo primo uomo individuato, un ghanese, sarebbe stato legato, portato giù nella stiva e picchiato selvaggiamente. Dopo molte ore, sarebbe stato riportato su e buttato, ancora legato e, molto probabilmente ancora vivo, in mare. E l’orrore sarebbe andato avanti anche con altre persone, sempre per futili contrasti nati sul peschereccio, che, in seguito, è approdato a Lampedusa con un morto a bordo. Il clima di terrore che si era creato a bordo, sarebbe andato avanti per diversi giorni e sarebbe stato condotto anche da alcune donne: “Credo – ha detto un altro sopravvissuto – che giornalmente fossero buttate in mare vive almeno 3-4 persone indicate precedentemente dalle donne che facevano i riti magici.”

Alle cinque persone arrestate,Faisal Igala di 37 anni, Mohamed Adama di 28 anni e Kujo Ahmokugo di 44 anni, ghanesi, Emeka Ohalete di 38 anni e Douglass Ounchukwu di 35 anni, nigeriani, tutti già in possesso di permesso di soggiorno dopo aver chiesto e ottenuto asilo politico, i poliziotti sono arrivati in seguito alle centinaia di testimonianze e racconti dei sopravvissuti al viaggio dell’orrore.

Federica Palmisano