ROMA, 28 NOVEMBRE – Giovanni Scattone, l’ex assistente universitario condannato a 5 anni e 4 mesi per l’omicidio colposo di Marta Russo, la studentessa uccisa da un proiettile sparato dalla finestra della Facoltà di Giurisprudenza de “La Sapienza” di Roma il 9 maggio 1997, dopo aver scontato la pena, da settembre di quest’anno insegna Storia e Filosofia al liceo Cavour di Roma, l’istituto frequentato proprio da Marta Russo prima di iscriversi all’universita’.

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Tutto cio’ e’ possibile in quanto la Corte Suprema ha cancellato l’interdizione dai pubblici uffici voluta dai giudici di primo e di secondo grado, consentendo così a Scattone di continuare ad insegnare.

Una volta iniziate le polemiche intorno a questa vicenda, l’ex assistente di Filosofia del diritto si era difeso: aveva dichiarato che la scelta della cattedra presso quel liceo era stata praticamente obbligata essendo l’unica sede disponibile in quel momento e aveva garantito inoltre che non era a conoscenza che quella fosse proprio la scuola di Marta Russo. Tuttavia ora, a distanza di qualche giorno dalle prime affermazioni volte a sottolineare il suo diritto all’insegnamento presso l’edificio scolastico in questione, Scattone fa un passo indietro. Attraverso le parole della moglie, Cinzia Giorgio, egli afferma infatti che sarebbe pronto a cambiare scuola se il Provveditorato lo ritenesse opportuno, a patto che non gli venisse negata la possibilità di lavorare, dato che è lui l’unico a mantenere la famiglia.

Dopo le asserzioni di Scattone, Tecla Sannino, la preside del liceo Cavour, dichiara di voler parlare con il docente e di voler decidere insieme a lui il da farsi, anche se rispetta la sentenza della Corte di Cassazione e le leggi che regolano le nomine degli insegnanti supplenti secondo le graduatori provinciali.

Aureliana Iacoboni e Donato Russo, i genitori di Marta, sono invece sconcertati: non e’ facile accettare che la persona condannata in via definitiva per l’omicidio colposo della propria figlia insegni nel liceo che e’ stato frequentato dalla stessa. Sicuramente questa situazione oltre a renderli increduli, acuisce la crudezza di una realtà che mina un equilibrio raggiunto con fatica in anni e anni di dolore.

“Ti senti come perseguitato dal destino, ma tanto e’ inutile perché non ci si può far nulla”, afferma infatti la madre di Marta. ”Dopo un delitto così atroce, lui non può essere un educatore di giovani; proprio lui non può insegnare filosofia”.La signora Aureliana ricorda inoltre che qualche anno fa, in una scuola di Ostia dove era stata appena intitolata un’aula alla figlia, giunse ad insegnare Scattone: “ gli insegnanti mi spiegarono il loro imbarazzo, ma non accadde niente’’.

Mario Rusconi, il vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi e Alte Professionalità della Scuola (ANP), dimostratosi solidale nei confronti dei genitori della studentessa uccisa, ha qualificato la presenza di Scattone tra il personale docente come inopportuna. Essendo l’incarico di Scattone giuridicamente ineccepibile ed essendo quindi impossibile un trasferimento, Rusconi esorta Scattone a compiere un atto di coscienza, avendo il “buon gusto” di lasciare la supplenza al liceo Cavour.

Floriana Bonanno