BOLOGNA, 28 NOVEMBRE L’ultima puntata del programma d’inchiesta Report ha rispolverato un argomento passato forse in sordina lo scorso fine maggio 2011: l’inserimento delle onde elettromagnetiche emesse dai cellulari nella categoria degli elementi “eventualmente cancerogeni per l’uomo” e un rischio di circa il 30%, per gli utilizzatori abituali (30 minuti al giorno per 10 anni), di contrarre un tumore al cervello (glioma). Il verdetto finale della scienza, emesso da un èquipe di scienziati formata da esperti di 14 paesi differenti e convocata dall’OMS a Lione (Organizzazione Mondiale della Sanità), non fece tuttavia grosso scalpore perdendosi velocemente nel “mare magnum” dell’informazione.

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Eppure nel corso degli ultimi 20 anni gli studi furono molteplici e nella maggior parte dei casi concordi nell’affermare la pericolosità delle onde elettromagnetiche. I risultati tuttavia non ebbero un adeguato risalto presso l’opinione pubblica e non è difficile immaginare il perché: furono i colossi del settore telefonico ad oscurarne la visibilità e, come ricordato da Milena Gabanelli, a finanziare ricercatori che affermassero il contrario – rimaneggiando in parte le percentuali di pericolo da sovraesposizione elettromagnetica.

I grandi colossi della telefonia sono indubbiamente riusciti ad imporre le “proprie esigenze”. Un emblematico esempio su tutti è quello dei livelli di emissione delle antenne approvati negli USA e successivamente nell’Unione Europea dal 1997 in poi: nessun controllo dei valori, di molte lunghezze superiori ai limiti di tollerabilità stabiliti dagli scienziati, sui quali i provider ottennero inoltre un’assoluta libertà decisionale. La non curanza per un problema non percepito – o sarebbe meglio dire indotto a non essere percepito – come tale e il conseguente consolidamento di errate abitudini d’utilizzo, come il posizionamento del dispositivo sotto il cuscino o a stretto contatto con il corpo, hanno portato alla sconfortante situazione attuale, ovvero una sorta di Far West e del quale si spera di vedere ben presto la fine.

Chiunque rientri nel profilo dell’utilizzatore abituale può seguire, per tutelare la propria salute, delle semplici norme precauzionali: utilizzo più frequente di sms o, nel caso non si riesca proprio a rinunciare alle chiamate, auricolari – che riducono anche del 90% la quantità di onde elettromagnetiche assorbite dal corpo.

Gianluca Francesco Pisutu