TARANTO, 25 NOVEMBRE – Michele Misseri è al centro di uno show, e come in ogni spettacolo che si rispetti, è stato lanciato anche un RVM per ricordare le sue “imprese” nella descrizione dei fatti, per far riaffiorare alla mente, come in un reality, la sua quotidianità tra interviste, dichiarazioni di colpevolezza. Oggi decisamente più consapevole della figura mediatica che riveste, non balbetta più, racconta sempre la stessa versione dei fatti. Un uomo diverso rispetto al contadino smagrito e con la pelle arsa dal sole dei campi che appariva nei primi mesi davanti alle telecamere: oggi Misseri ha un aspetto ordinato, pulito, quasi intellettuale, tradito solo dal suo modo di parlare ancora sgrammaticato.

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“La mia verità non è mai stata accettata, non sono mai stato creduto. Sono stato io a uccidere Sarah. Cosima e Sabrina sono innocenti. Io sono cambiato – precisa Misseri – allora non stavo bene non mangiavo, lavoravo sempre, mattina e sera. Oggi lavoro di meno, solo la mattina perché il pomeriggio devo stare in casa per la storia della firma”. Poi continua il solito monologo sulla sua colpevolezza non creduta: “In carcere ci sono due innocenti, io sono un uomo libero e non me la sento. Prima avevo solo un peso sullo stomaco, l’Angelo Biondo ora ne ho tre”. E c’è spazio anche per tornare ad accusare i suoi ex legali: “Sono stato manovrato. Io dovevo fare quello che mi diceva il mio avvocato. Due volte la Bruzzone si è stesa per terra per farmi vedere come dovevo mettere la cinta, e una volta Galoppa disse: forse è meglio con la testa in alto», ha continuato a dire Zio Michele, «La mia verità non è mai stata accettata, non sono mai stato creduto» ha proseguito. È stato solo grazie a loro se ha cambiato la versione sul delitto di Sarah Scazzi, attribuendone poi la colpa alla figlia Sabrina.

E riguardano proprio Sabrina le nuove intercettazioni rese note in questi giorni. Sabrina parla con Cosima, sua madre, e la sorella:«Se fossi un carabiniere o poliziotto, sapendo queste cose, i sospetti li avrei … visto che lui stava sotto il garage a quell’ora, alle due e mezza, possono pensare pure che se l’è tirata dentro la cantina». Sono le intercettazioni ambientali del 30 ottobre 2010, quando per la prima volta il garage viene indicato come possibile luogo del delitto. Il colloquio tra le tre donne, intercettato da una cimice montata nella Opel Astra di Cosima, è trascritto nei brogliacci che fanno parte dei faldoni dell’inchiesta. E si parla anche del telefonino toccato dall’uomo, della sua scarsa “intelligenza”, di ciò che sarebbe potuto accadere. Le donne, dunque, sanno. Altre intercettazioni ambientali come questa sono state oggetto di discussione nell’udienza del tribunale del riesame di qualche giorno fa i cui giudici si dovevano esprimere sulla richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Sabrina e Cosima. Una decisione, questa, che si attende di ora in ora. Ore che decideranno il loro futuro, che potranno decretare la loro libertà. Ore, dopo le quali, finalmente si potrà parlare di verità, di giustizia.

Alessandra Scarciglia