TARANTO, 23 NOVEMBRE (BTg24) – Giorno dopo giorno non fanno altro che avere spazio in tutti i giornali. Tutti mezzi di comunicazione parlano di loro. Solo ieri Sabrina Misseri e Cosima Serrano erano state rinviate a giudizio con l’accusa di omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere. Dovranno rispondere di questi crimini a gennaio, di fronte alla Corte d’Assise di Taranto, mentre Michele, rispettivamente padre e marito, continua a dichiararsi unico artefice e dichiara che per le due donne non ci sarebbero prove.

Secondo i magistrati però, i fatti sarebbero andati diversamente: il 20 agosto del 2010 quando Sarah arriva a casa degli zii, subito si innesca una litigata con Sabrina, che l’aggredisce. Sarah cerca di scappare dalla casa, ma la cugina e Cosima salgono in auto e la raggiungono a bordo dell’auto di quest’ultima. La costringono a salire in macchina e la riportano nella villa di via Deledds. Qui avviene l’impensabile. Le due prendono Sarah e la strangolano con una cintura, tempo due minuti e la piccola muore. Solo a questo punto entra in scena Zio Michele, che sotto direttive delle donne, fa sparire il corpicino della ragazzina che gli era stato affidato. Da questo momento parte la messa in scena dell’alibi. Michele si dirige in campagna, dove getta il cadavere di Sarah nel pozzo, mentre Sabrina e Cosima attuano il piano di far credere a tutti della misteriosa scomparsa di Sarah.

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La certezza che le due donne avrebbero agitato insieme sarebbe così stata spiegata: “Uno strangolamento solitario avrebbe certamente consentito alla vittima il pieno movimento di mani e piedi che nel caso di Sarah non vi è stato. Nessun segno di reazione. L’unica spiegazione plausibile è che sulla ragazzina abbiano infierito due persone. Una la teneva e l’altra la strangolava”.

E’ quanto relazionato, in una memoria di 71 pagine, dal procuratore aggiunto di Taranto, Pietro Argentino e il sostituto procuratore Mariano Buccoliero, depositata al Tribunale del Riesame per la discussione sull’ordinanza di custodia cautelare per omicidio e sequestro di persona emessa nei confronti di Cosima e di Sabrina il 26 maggio. Tale ordinanza ha trovato l’accoglimento da parte del Riesame, che ieri ha respinto il ricorso dei legali delle due imputate, rinviandole a giudizio proprio con queste accuse.

Accuse che si basano principalmente sulle foto scattate al cadavere della piccola. Inoltre nelle memoria specificato il movente, già noto, la gelosia di Sabrina nei confronti di Ivano. Un movente che la madre condivideva. Una gelosia di un’amore forse troppo fragile, o non corrisposto del tutto, chissà, ma che da parte sua era talmente forte, che l’ha indotta ad uccidere. Ad uccidere sua cugina.

Alessandra Scarciglia