MILANO, 23 NOVEMBRE (BTg24) – Durante l’ultima sentenza che aveva assolto Alberto Stasi imputato in appello per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, il sostituto procuratore generale Laura Barbaini durante il processo d’appello tenutosi a Milano ha chiesto di condannare Stasi  a 30 anni di carcere per omicidio, con l’aggravante della crudeltà.

Nel corso della requisitoria il PG ha rilevato che contro Stasi “non c’è nessun movente, ma che il ragazzo resta l’unico assassino possibile, “perché le indagini alternative non hanno portato a nulla”..

Nella requisitoria finale del processo di Appello, l’accusa ha ricostruito quanto ritiene essere accaduto la mattina del 13 agosto 2007 fissando la morte di Chiara “tra le 9.12 e le 9.35”. Le novità emerse riguardano appunto l’orario dell’omicidio , infatti l’ora , va anticipata tra le 9.12 di quel 13 agosto (ora in cui fu disinserito l’allarme nella villetta dei Poggi a Garlasco) e le 9.35 (ora in cui Stasi accese il suo computer portatile),al contrario di quello che era stato sostenuto dai pm di Vigevano.

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I nuovi accertamenti chiesti dalla Procura riguardano in particolare la ricostruzione simulata sui possibili percorsi fatti da Alberto Stasi all’interno della casa di Chiara Poggi la mattina del 13 agosto, quando ritrovò il cadavere della fidanzata. Sotto esame in particolare sarebbero i due gradini che il giovane dice di “aver disceso” quando vide il cadavere sulle scale che portano alla cantina. Inoltre è stato chiesto, in base alle foto scattate dagli investigatori subito dopo il delitto, di esaminare le tracce di sangue per capire il loro grado di essicazione.

Fondamentali sarebbero le analisi sulle tracce di sangue in casa Poggi, per questo il procuratore generale ha sollecitato nuovi accertamenti sui gradini dell’abitazione di casa dove fu ritrovato il corpo della povera vittima. Non ha invece chiesto la ripetizione della perizia sul computer di Alberto, al quale l’ex studente ha sempre detto di aver lavorato, a casa sua, mentre la fidanzata veniva uccisa.

ll sostituto procuratore generale Laura Barbaini nel corso della sua requisitoria ha evidenziato inoltre un sms, di cui non si era mai parlato finora, che Alberto Stasi avrebbe mandato circa 30 ore prima del delitto della sua fidanzata all’amico Marco Panzarasa che si trovava al mare in Liguria. L’sms, del quale non è stato possibile recuperare il contenuto, perché cancellato sia sul cellulare del mittente, sia su quello del destinatario, per il PG testimonierebbe l’allarme lanciato da Stasi all’amico nella notte tra l’11 e il 12 agosto 2007 per una situazione di “emergenza”.

Secondo la procura, poi, Stasi il giorno del delitto usò due biciclette: una nera, che non gli fu “inspiegabilmente sequestrata” con cui si recò a casa della sua fidanzata dove poi l’avrebbe uccisa. Dopo di che, secondo la ricostruzione del PG, il ragazzo tornò nella sua villa, non molto lontana da quella dei Poggi, per poi dirigersi nell’officina del padre dove lasciò la bici nera. Infine Stasi rientrò a casa sua con la seconda bici, quella bordeaux che gli fu sequestrata, con cui poi andò a gettare l’arma e i vestiti probabilmente sporchi di sangue. Sui pedali di questa seconda bici durante le indagini fu ritrovato il dna di Chiara, cosa che per il sostituto procuratore generale dimostra che fu Stasi a commettere l’omicidio. Questa secondo i pm sarebbe la prova più indicativa della sua colpevolezza.

In aula sono presenti oltre a Stasi, con i suoi legali, anche i Poggi, affiancati dal loro avvocato, e alcuni consulenti di parte.

Il processo è a porte chiuse poiché il rito scelto dall’imputato è l’abbreviato.

Luana Scialanca