BREMBATE DI SOPRA, 22 NOVEMBRE – Tante supposizioni, tante speranze, ma ancora nessun nome. É ciò che accade a Brembate, nell’omicidio della piccola Yara Gambirasio. A nove mesi infatti dal ritrovamento del suo cadavere, ancora nessun nome, ma solo ipotesi. Le indagini si susseguono. Accurate indagini, costosissime e delicate, che hanno certamente ristretto il cerchio, ma ancora non hanno buttato fuori un nome. Di fatto pochi sono i passi avanti fatti finora nelle indagini.

Solo ieri si parlava, quasi con sicurezza, di dieci dna compatibili, di una conclusione. Nel pomeriggio però una smentita da parte degli addetti, che ha gelato le aspettative, facendo risuonare l’eco della disperazione, in chi a quelle verità ci stava credendo. “Non abbiamo dna compatibili con quello dell’assassino. L’assassino non è un operaio del cantiere e non stiamo cercando un furgone bianco”. A smontare le ipotesi sulla svolta nel giallo dell’uccisione di Yara Gambirasio è il pm di Bergamo, Letizia Ruggeri, che coordina le indagini sul delitto. “L’informazione – ha spiegato il pm commentando alcune notizie di stampa – non è esatta. Non abbiamo dna compatibili con quello dell’assassino. Di dna ne abbiamo tantissimi e trovati alcuni più somiglianti, altri meno. I dna individuati non permettono comunque di restringere il campo d’indagine perché non possiamo escludere niente”.

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Nulla di certo dunque, siamo al punto di partenza. Mancano ancora migliaia di campioni di Dna, secondo la Ruggeri, ai diecimila già acquisiti dai tecnici, nelle aree in cui la tredicenne viveva. L’ipotesi avvalorerebbe infatti l’idea che ad ucciderla sia stato un suo conoscente, ma non è facile trovare nelle stesse zone geografiche, abitanti con caratteristiche genetiche similari. Naturalmente le persone con profili genetici affini sono già state ascoltate, ma senza riscontri positivi.

Non abbiamo Dna compatibili con quello dell’assassino. Di Dna ne abbiamo analizzati tantissimi e trovati alcuni più somiglianti, altri meno. Ma non ci sono compatibilità”. In un’intervista a Tele Lombardia, il pubblico ministero fa il punto sullo stato delle indagini sull’omicidio della piccola Yara. Al momento, ha spiegato il magistrato, non sono stati trovati rapporti di parentela certi tra i profili genetici analizzati e quello trovato sugli slip della ragazzina di Brembate di Sopra. “Per ora il campo delle indagini non si può restringere e di svolta non si può parlare. E’ un’indagine che prosegue per acquisizioni successive, mettiamo un tassello alla volta”. Tasselli che però sembrano non sovrapporsi, anzi addirittura non apparire, e che quindi lasciano il vuoto, in un disegno del destino che è stato e continua ad essere troppo ingiusto.

Alessandra Scarciglia