CAIRO, 22 NOVEMBRE – Un’altra giornata di scontri in piazza Tahrir al Cairo, tra le forze di sicurezza e i manifestanti che chiedono al Consiglio superiore delle Forze Armate di cedere il potere a un governo di civili.

Durante i disordini nel cuore della capitale egiziana le forze dell’ordine, in assetto anti-sommossa, hanno cercato di disperdere i manifestanti con lanci di lacrimogeni mentre questi hanno risposto con un lancio di sassi e mattoni, come mostrato dalla riprese trasmesse dalla televisione di Stato.. Alcuni poliziotti sarebbero stati presi in ostaggio dalla folla.

Nel corso della guerriglia urbana ha preso fuoco un edificio di sei piani con alcune persone intrappolate dentro: i vigili del fuoco hanno trovato immani difficoltà a portare i soccorsi perché ostacolati dalle forze di polizia schierate sul luogo. La polizia ha anche dato l’assalto a un ospedale da campo messo su alla meglio in piazza Tahrir dai manifestanti.

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Le ultime notizie provenienti dal Cairo parlano di un armistizio: sarebbe intervenuto l’imam della moschea che si affaccia sulla piazza dicendo di aver ottenuto un accordo con le autorità militari. Sarebbe stato raggiunto il cessate il fuoco. La situazione è comunque tutta in evoluzione.

Un’associazione di medici volontari sta prestando soccorso negli ospedali da campo allestiti intorno alla piazza.

“Gli scontri fra popolazione egiziana e forze dell’ordine non condizioneranno lo svolgimento delle elezioni legislative in programma il 28 novembre”. Lo ha assicurato il generale Mohsen al-Fangari, che ha aggiunto: “Non cederemo agli appelli di rinviare lo scrutinio. Le forze armate e il ministero dell’Interno sono in grado di garantire la sicurezza dei seggi elettorali”. Sono stati due giorni di fuoco per le strade e le piazza della capitale egiziana, dove i dimostranti chiedono la fine del potere della giunta militare.

Anche loro sono scese in piazza per chiedere al Consiglio supremo delle Forze Armate di lasciare il potere in mano ai civili. Sono le donne di piazza Tahrir, alcune con il capo velato come vuole l’Islam, altre a capo scoperto, tutte accomunate dalla volontà di far sentire la loro voce contro un potere militare che processa i civili e mantiene lo stato d’emergenza.

Chiara Arnone