BOLOGNA, 20 NOVEMBRE Se è vero che non si può parlare di progresso nell’arte, perchè ogni momento è compiuto in sè stesso, si può però parlare di una sua evoluzione continua, del divenire incessante di una realtà mutevole in parallelo con la storia dell’uomo, della vita e del pensiero, e poichè la mutevolezza ed il cambiamento sempre più veloci sono la caratteristica del nostro tempo, l’arte moderna è un fenomeno tumultuoso, che si alimenta di contraddizioni, a volte incomprensibile ed incontrollabile per chi ci vive dentro.

In arte tutto cambia, fuorché le provocazioni. La cultura e la società hanno bisogno periodicamente di essere scosse. Loro l’hanno capito da anni, in una terra, la Sicilia, che si nutre di provocazioni. Questo è l’intento del Laboratorio Saccardi nato con la volontà di affermare provocatoriamente un nuovo linguaggio artistico.Rispondono al nome di “Laboratorio Saccardi” e la loro specialità è l’irriverente confronto con stili irriverenti a loro volta. Il risultato a volte è irriverente, a volte sorprendente. Masticano di concettuale, di situazionismo e di collage.

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Il Laboratorio Saccardi è un gruppo artistico palermitano. Composto da Vincenzo Profeta (Palermo, 1977), Marco Barone (Palermo, 1978), Giuseppe Borgia (Palermo, 1978) e Toti Folisi (Sant’Agata di Militello, 1979), il Laboratorio Saccardi è stato formato nel 2002 e ha vinto due edizioni del Genio di Palermo, nel 2004 e nel 2005. Formato da tre componenti provenienti dall’Accademia di Belle arti di Palermo tranne uno , il Laboratorio Saccardi, utilizzando diversi linguaggi, dalla pittura al video, dalla fotografia alla poesia visiva,alla scultura , sceglie un’espressività provocatoria, di autodefinita “irrisione dello star-system dell’arte e dell’intellettuale”. Il nome del quartetto è un tributo all’artista svizzero Albert Saccardi.

Adesso si appropriano della casa del boss Gaetano Badalamenti, sfidato da Peppino Impastato, per renderla un luogo d’arte. “I luoghi assorbono e restituiscono come spugne ciò che i loro abitanti vivono al loro interno, nutrendosi avidamente delle nostre energie, mutano rapidamente in immaginifici, personalissimi, santuari. L’arte è un mezzo perfetto per la riconversione energetica di questi luoghi.È questa l’idea alla base del progetto siciliano Casa AUT (Sikania rising project), una mostra nell’abitazione di Gaetano Badalamenti, mandante dell’omicidio di Peppino Impastato.

La tappa finale di Sikania Rising Project è un cortocircuito di energie che, a cura del Laboratorio Saccardi, si tiene a Casa AUT a Cinisi. Settantaquattro artisti, quasi tutti siciliani, espongono le loro opere nella casa di Don Tano Badalamenti, espropriata dallo Stato e assegnata alle as.sociazioni che ricordano la figura di Peppino Impastato.

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Si tratta della casa del Boss Gaetano Badalamenti a Cinisi, a 20 km da Palermo. Uno dei capi più importanti della storia della mafia siciliana e della malavita internazionale, don Tano detto “il boss dei due mondi”, uno dei realizzatori della cosiddetta “Pizza Connection”, un anello del narcotraffico del valore di miliardi di dollari. Attraverso l’aereoporto “Falcone-Borsellino” di Puntaraisi che lo stesso Badalamenti fece costruire nelle sue terre, il boss importava eroina dal Medio Oriente, utilizzando, dal 1975 al 1984 circa, come centro di spaccio il retro di molte pizzerie degli Stati Uniti medio-occidentali. Per la costruzione dell’aeroporto, uno dei più pericolosi d’Europa perché troppo vicino al mare e troppo vicino alle montagne, don Tano con le sue cave devastò divorandolo il gruppo di montagne che si estende intorno al capoluogo siciliano, mortificando per sempre il territorio. Don Tano Badalamenti è pero conosciuto ai più come mandante dell’omicidio di Giuseppe Impastato, un giovane attivista che attraverso la radio libera “RADIO AUT” di Terrasini denunciava i mafiosi del territorio, le loro collusioni e i loro business, e soprattutto il capo assoluto di Cinisi, il gran Capo Don Tano Seduto padrone di Mafiopoli come Impastato lo dipingeva nei suoi programmi radiofonici. Don Gaetano Badalamenti è morto ad Ayer ( Massachusetts)il 29 aprile 2004.

Da qualche anno la sua casa è stata espropriata dallo Stato ed è stata assegnata al Comune di Cinisi e alle associazioni che ricordano la figura di Peppino Impastato. La Casa dei 100 passi o forse meno che si percorrono dalla casa di Peppino a quella del Boss, la casa del film che ha reso note le vite dei suoi protagonisti al grande pubblico. 100 passi che tracciano una linea energetica invisibile tra il bene e il male, una linea che va da A ad A. La casa di Giuseppe Impastato è da tempo gestita dall’Associazione ” casa memoria” ovvero la famiglia di Peppino che ne conserva la memoria storica. L’altra casa invece è oggi vuota, completamente agibile e integra. Le sue mura sono intatte, pregne dell’energia del suo particolarissimo proprietario, immacolate così come Don Tano le ha lasciate. Questa modesta casa è un simbolo importante per Cinisi, per la Sicilia e l’Italia tutta, è un simbolo che verrà rivalutato, segnando un nuovo passo per risorgere.

Visitare l’esposizione significa essere coinvolti in un continuo traslare dalle opere –ognuna con un proprio orizzonte creativo e un mondo interiore- alla dimensione macabra del potere del boss di Cosa Nostra, che qui, al civico 183 di Corso Umberto, visse fino alla fine degli anni ’70. Tra le scalle in onice che collegano i tre piani della palazzina, nei bagni, nell’ampia cucina e nel salone dove vennero emanate le sentenze di morte di molti uomini, trovano posto le opere di Alessandro Bazan, Andrea Di Marco, Emilio Isgrò, Federico Lupo, Francesco De Grandi, Alfonso Leto, Letizia Battaglia, Toti Garraffa, Fabio Sgroi, Manfredi Beninati, Fulvio Di Piazza, Carla Cislaghi, Cesare Inzerillo.

La mostra, organizzata dal Laboratorio Saccardi è visitabile fino al 27 novembre, dove per anni ha abitato don Tano detto “il boss dei due mondi”, artefice della cosidetta “Pizza Connection”, anello del narcotraffico del valore di miliardi di dollari), noto come mandante dell’omicidio di Peppino Impastato. Da qualche anno la casa del boss è stata espropriata dallo Stato e assegnata al Comune di Cinisi e alle associazioni che ricordano la figura di Impastato.

Speciale a cura di Chiara Arnone